“15.000 euro al mese senza fare una minc….”: ecco come “funzionavano” gli appalti


Il colonnello Gianluca Angelini, comandante del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, commenta la clamorosa operazione “sorella sanità” che ha svelato l’esistenza di appalti truccati e mazzette e che ha portato all’arresto di 10 persone.

“È stata disvelata l’esistenza di quello che può essere definito un vero e proprio centro di potere, che conosce e determina i fabbisogni della pubblica amministrazione e gestisce le relative dinamiche di spesa. Centro di potere nel quale si muovono pubblici ufficiali infedeli, faccendieri e imprenditori senza scrupoli disposti a tutto per ottenere appalti milionari”.

Il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della Guardia di Finanza, aggiunge: “Sono state indagini estremamente complesse che hanno denotato un quadro assolutamente allarmante e sconfortante relativo alla gestione degli appalti in un delicato settore quale quello della sanità pubblica. Le gare interessate sono quattro per un valore di circa 600 milioni di euro. Abbiamo rilevato grazie alle intercettazioni telefoniche ed ambientali che gli indagati applicavano un vero e proprio tariffario sulle commesse alle quali bisognava applicare il 5% che corrispondeva alla mazzetta che gli stessi avrebbero introitato nel tempo”.

Le intercettazioni sarebbero inequivocabili. “Salvo, fammi dire però che è scontato che è il cinque netti dei contratti…”. “All’assistenza tecnica mi busco io personalmente quindici mila euro al mese… io per nove anni m’incasso quindici mila euro senza fare un’emerita m…”. E ancora: “Quando abbiamo cambiato la busta e loro fatto il ribasso lo sapevano”.

Secondo gli inquirenti le aziende che vincevano le gare, tra loro importanti società di livello nazionale, erano consapevoli che avrebbero dovuto pagare delle tangenti secondo uno schema collaudato. L’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, interfaccia del pubblico ufficiale corrotto. Il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa le strategie per favorire l’aggiudicazione della gara. La società, ricevute notizie riservate, presenta la propria “offerta guidata”, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del “risultato”. Grazie al pagamento delle “mazzette” le aziende potevano contare sull’attribuzione di punteggi discrezionali, che non riflettevano il merito del progetto presentato; la sostituzione delle buste contenenti le offerte economiche; il pagamento di stati avanzamenti lavoro anche in mancanza della documentazione giustificativa necessaria e la diffusione di informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio.

I pagamenti delle tangenti in alcuni casi avvenivano con la classica consegna di denaro contante, ma molto più spesso venivano invece mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanome, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti. Per rendere ancora più complessa l’individuazione del “sistema”, gli indagati si erano spinti fino alla creazione di trust fraudolenti, con l’obiettivo di schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate.

APPALTI E MAZZETTE IN SANITA’, DIECI ARRESTI

OPERAZIONE “SORELLA SANITA'”, ECCO I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE

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