40 anni fa la mafia uccise Cesare Terranova e Lenin Mancuso: il ricordo delle Istituzioni

Quaranta anni fa la mafia uccise il magistrato Cesare Terranova, insieme al maresciallo Lenin Mancuso, sua guardia del corpo.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota ha parlato di “magistrato rigoroso e preparato, profondo conoscitore della realtà siciliana” che “seppe cogliere la forza e la pervasività della mafia, qualificandola per primo come una ‘associazione delinquenziale’ dalle variegate forme, la più pericolosa ed insidiosa delle quali èquella camuffata sotto l’apparenza della rispettabilità”.

Da Giudice istruttore – ha aggiunto il capo dello Stato in un messaggio inviato al sindaco di Petralia Sottana, Leonardo Iuri Neglia – comprese la trasformazione in atto della mafia, ormai infiltrata nella vita pubblica ed economica e ben sorretta dal pilastro inossidabile dell’omertà. A lui si deve l’avvio di una stagione di indagini coraggiose e di processi inediti, culminata molti anni più tardi nel maxiprocesso di Palermo. Proseguì da parlamentare il suo appassionato impegno per l’affermazione della legalità, mettendo a servizio delle istituzioni democratiche il patrimonio di conoscenze acquisito nel corso della sua esperienza giudiziaria. Rievocare la vile uccisione di Cesare Terranova e Lenin Mancuso richiama la necessità di resistere alle intimidazioni della mafia, opponendosi a logiche compromissorie ed all’indifferenza, che minano le fondamenta dello stato di diritto”.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha dichiarato: “Oggi ricordiamo il sacrificio del giudice Cesare Terranova, coraggioso servitore dello Stato andato incontro alla morte pur affermare i principi di giustizia e legalità”.

“Terranova per primo intuì la metamorfosi di Cosa nostra che a cavallo degli anni Ottanta stava cambiando pelle – ha proseguito Musumeci – trasformandosi da fenomeno rurale a pervasiva presenza criminale nei gangli dell’imprenditoria e della politica. La sua azione giudiziaria contro i corleonesi emergenti e le sue indagini su mafia e Pubblica amministrazione apriranno la strada alle più recenti inchieste che hanno assicurato alla giustizia numerosi padrini e le loro reti di connivenza”.

“Tenerne costantemente viva la memoria – ha concluso Musumeci – è un dovere per tutti”.

Alla cerimonia di commemorazione, a rappresentare il governo regionale sarà l’assessore al Territorio Toto Cordaro.

“Cesare Terranova e Lenin Mancuso – ha dichiarato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – erano due servitori dello Stato e due uomini che univano al proprio senso del dovere istituzionale una grande passione civile, testimoniata per entrambi dall’impegno sociale ben oltre quello professionale. Furono entrambi vittime di un sistema che in quegli anni vedeva ancora troppe debolezze da parte della Magistratura ed una forte e radicata connivenza fra mafia e politica. Terranova fu un precursore di metodologie d’indagine innovative ma fu, allo stesso tempo, vittima di una Magistratura che, nel migliore dei casi, non coglieva la dimensione associativa di Cosa Nostra e, nel peggiore dei casi, ne era connivente. Così come, nella sua esperienza parlamentare, si scontrò con quella parte del Parlamento che, anche nella Commissione antimafia, faceva di tutto per coprire responsabilità, connivenze ed organicità di ampi settori della politica italiana”.

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