A 20 Messina – Palermo, sequestrati due cavalcavia a rischio crollo: primi indagati

Due cavalcavia dell’autostrada A-20, Messina – Palermo sono stati sequestrati dal Gip di Messina Valeria Curatolo perché sono ritenuti a rischio crollo. Una notizia che tra l’altro è arrivata poche ore prima del crollo del ponte di una strada statale 330 tra Albiano (comune di Aulla) e Ceparana (comune di Bolano) che fortunatamente non ha fatto vittime.

Il clamoroso provvedimento scaturisce dalle indagini condotte dalla Procura della città dello Stretto guidata da Maurizio de Lucia: in sostanza è emersa una diffusa corrosione delle armature e delle banchine di bordo che metterebbe in pericolo la stabilità delle strutture portanti con il rischio di crollo sulla sede autostradale sottostante.

Le indagini si sono avvalse della consulenza tecnica di docenti del Dipartimento di Ingegneria dell’Università. Gli accertamenti hanno evidenziato un degrado avanzato delle cosiddette “selle Gerber”, gli elementi che sopportano tutto il peso del viadotto che passa sull’autostrada e del suo traffico viario.

Il degrado sarebbe imputabile alla cattiva manutenzione dei giunti che, consentendo infiltrazioni di acqua piovana, ha deteriorato il calcestruzzo di copriferro. La conseguenza è la diffusa corrosione delle armature e il degrado della banchine di bordo. Lo stato delle strutture sarebbe di tale gravità da rischiare di far perdere l’appoggio delle travi della campata centrale con il rischio del crollo o comunque della caduta di calcinacci sui mezzi in transito.

Il sequestro è stato eseguito in modo da non bloccare il traffico. Si è disposta, infatti, la circolazione su un’unica corsia centrale per entrambi i sensi di marcia, misura che consente di ridurre il peso che grava sui cavalcavia. Sono stati nominati custodi giudiziari i responsabili tecnici dei comuni di Spadafora e Venetico.

L’organo di vigilanza del Ministero dei Trasporti già dal 2014 aveva segnalato il degrado dei due cavalcavia e aveva richiesto al Consorzio per le Autostrade Siciliane di provvedere al monitoraggio delle condizioni delle opere e alla loro manutenzione. Il Cas, però, non avrebbe mai adempiuto. Condotta che ha determinato l’iscrizione nel registro degli indagati dei direttori generali dell’ente e dei responsabili dell’Area Tecnica che si sono succeduti negli anni e che non hanno provveduto alla manutenzione ed al ripristino delle strutture. Agli indagati sono contestati, in concorso, l’aver indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio per ragioni di sicurezza e il non aver effettuato i lavori necessari a rimuovere situazioni di pericolo.

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