libia

Abusi sessuali e torture, l’orribile odissea dei migranti in Libia. E la politica “guarda”

I riflettori sull’immigrazione non dovrebbero accendersi soltanto quando c’è una nave Ong che recupera in mare dei disperati per portarli, più o meno legittimamente, in un porto italiano o europeo.

Il problema, soprattutto dal punto di vista politico, andrebbe affrontato a monte. Sì, perché il punto focale della questione risiede in Libia, dove esistono dei veri e propri campi di prigionia in cui vengono ammassati i migranti in attesa di essere imbarcati come se fossero merce, provenienti da varie rotte ‘migratorie’, attraversando il deserto del Sahara, spesso a bordo di camion o fuoristrada, affidati alla guida di organizzazioni criminali che gestiscono il passaggio clandestino verso nord di uomini e merci.

Prima, però, i disperati che cercano di raggiungere l’Europa subiscono anche abusi e torture sessuali, stando a uno studio basato su dozzine di interviste.

La ricerca è stata pubblicata di recente dalla Commissione per le rifugiate donne (Women’s Refugee Commission) in un momento in cui l’Unione Europea finanzia la guardia costiera libica per recuperare i migranti dal Mar Mediterraneo e collocarli in centri di detenzione, di norma gestiti dal governo libico ma dove gli ‘ospiti’ sostengono di subire abusi.

Si legge nello studio che i contrabbandieri torturano i migranti e li filmano per chiedere il riscatto dalle famiglie così da ridurre il numero di persone presenti nelle prigioni non ufficiali. Altri rapporti rivelano che molte donne che attraversano il Nord Africa sono state stuprate durante il viaggio. C’è perfino chi ha descritto delle fosse piene di uomini con gli organi genitali tagliati.

Come si legge su Thepublicsradio.org, i migranti spesso raccontano storie orribili di stupro, incesto forzato e abusi sessuali di massa, costretti a denudarsi e a diventare loro stessi stupratori.

Particolarmente nota per le sue prigioni clandestine è l’area di Bani Walid, dove i migranti hanno raccontato di essere tenuti in magazzini, senza uscire all’esterno, per mesi e addirittura anni, mentre i contrabbandieri cercano di ricavare i soldi per il loro imbarco.

Lo scorso mese di maggio più di 100 migranti e rifugiati sono scappati da un blocco, sotto il fuoco dei rapitori. Almeno 15 persone sono morte, secondo il rapporto di un gruppo di soccorso di Medici Senza Frontiere. I sopravvissuti, infine, sono stati inviati in un centro di detenzione libico ufficiale.

Qui la situazione non sarebbe affatto delle migliori. Una 19enne nigeriana ha raccontato a un operatore sanitario che le donne si trovano di fronte a una minaccia costante di stupro e hanno due possibilità: o cedere o fuggire, se possono: “Ci hanno detto che se raccontiamo cosa succede in Libia agli europei, i nostri fratelli e le nostre sorelle la pagheranno”.

Tutto questo conferma che per affrontare il tema dei migranti bisogna partire dalla Libia. Occuparsene solo in occasione degli sbarchi dalle navi Ong diventa solo argomento di speculazione politica.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI