Pino-Caruso

Addio all’attore Pino Caruso, uno dei simboli di Palermo

È morto ieri pomeriggio, giovedì 7 marzo, nella sua casa vicino Roma, l’attore Pino Caruso che, stando a quanto detto dalla moglie Marilisa Ferzetti, stava male da un po’ di tempo “ma se n’è andato sereno”. Aveva 84 anni.

I funerali si celebreranno domani, sabato 9 marzo.

Pino Caruso è stato uno degli attori siciliani più noti in televisione e al cinema e, insieme a Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Lando Buzzanca, era uno dei simboli della città di Palermo.

LA CARRIERA – Pino Caruso, nato nel capoluogo siciliano il 12 ottobre 1934, ha cominciato come attore al Piccolo Teatro nel 1957. Nel 1963 il trasferimento a Roma e al cabaret Il Bagaglino.

Il palermitano fa il suo esordio al cinema nel 1968 con il musicarello La più bella coppia del mondo e nel 1977 ha diretto se stesso nel film Ride bene chi ride ultimo, nell’episodio Sedotto e violentato.

Nel 1968 lo scrittura la RAI per la trasmissione di varietà Che domenica amici dove tiene una rubrica settimanale ‘Diario siculo’. Per la televisione seguono Gli amici della domenica (1970), Teatro 10 (1971), e Dove sta Zazà di Castellacci, Pingitore e Falqui. Nel 1975 partecipa a Mazzabubù (Rai Uno), sempre di Castellacci e Pingitore, per la regia di Falqui. È tra i primi artisti a legittimare la lingua siciliana nella televisione italiana.

Nel 1977, sempre per la Rai, è protagonista di Caruso al cabaret, uno speciale a lui dedicato.

Nel 1981 è protagonista insieme a Milva di Palcoscenico, regia di Antonello Falqui. Nel 1982 è protagonista e autore dei testi di Che si beve stasera? (Rai Due), per la regia di Paolo Poeti. Nel 1983 scrive e dirige per Rai Tre Lei è colpevole, si fidi (da un’idea di Vittorio Sindoni), un film satirico sul caso Enzo Tortora e sulla cattiva giustizia, interpretato oltre che dallo stesso Caruso, da Renzo Arbore, Oreste Lionello, Enrico Montesano, Gigi Proietti, e Luciano Salce, tutti nei panni di se stessi. Tra l’inizio degli anni settanta e l’inizio della seconda metà degli anni ottanta è stato ospite di varie trasmissioni televisive, tra le quali: Canzonissima (1971), Teatro 10 (1972), Portobello (1977), Fantastico (1984) e simili. Per più stagioni è stato ospite fisso di Domenica in, con Pippo Baudo (dal 1984 al 1986) e con Raffaella Carrà (stagione 1986-1987), e per quest’ultima partecipazione è stato premiato con il Premio Regia Televisiva.

Nel frattempo continua l’impegno teatrale, interpretando Il don Giovanni involontario di Vitaliano Brancati per il Teatro Stabile di Catania, mentre dal 1970 fino agli anni novanta Caruso gira per varie stagioni l’Italia con due spettacoli che lo vedono anche autore dei testi, Conversazione di un uomo comune, e La questione settentrionale. Sempre in ambito teatrale, dirige I love you al Teatro dell’Orologio di Roma.

Dal 1988 al 1990 scrive e cura per il TG2 la rubrica televisiva di satira politica e di costume L’asterisco. Nel 1989 si dimette da segretario del SAI per tornare a tempo pieno al suo lavoro d’attore. Lo stesso anno, al fianco di Gigi Proietti e Anna Carlucci, presenta la serata inaugurale del Festival di Venezia, di cui cura anche i collegamenti giornalieri con il TG2.

Nel 1990-91 su Rai Due presenta assieme a Claudia Mori il programma musicale Dudu dudù. Nella stagione 1995-1996 è conduttore per il circuito Cinquestelle della rubrica settimanale Il ballottaggio.

Dal 1995 al 1997, su nomina del sindaco Leoluca Orlando, Caruso progetta e dirige Palermo di scena, manifestazione d’arte e spettacoli. In tale occasione Caruso rinnova il tradizionale Festino, manifestazione a ridosso delle celebrazioni liturgiche del giorno dopo, trasformandolo in rappresentazione teatrale, itinerante, a tutti gli effetti. Nel 2001, il commissario straordinario Ettore Serio richiama Caruso a ripeterne l’esperienza.

Dal 1997 al 1999 è opinionista in Domani è un altro giorno di Alda D’Eusanio.

A partire dal 2002 è tra i protagonisti della fiction Carabinieri Canale 5 per due stagioni, interpretando il maresciallo Giuseppe Capello, uscendo di scena andando poi in pensione. Nel 2003 è protagonista del Tutto per bene di Luigi Pirandello e nel 2004 de Le Vespe di Aristofane, al Teatro Greco di Siracusa. Interpreta inoltre il mafioso nel film tv L’onore e il rispetto di Salvatore Samperi; il prete nel film La matassa di Ficarra e Picone e Giambattista Avellino.

Nel 2009 interpreta il monologo La voce dei vinti e, per il Teatro Stabile di Palermo, con la coproduzione del Teatro Stabile di Catania, interpreta, curandone anche la regia, il monologo spettacolo Mi chiamo Antonio Calderone, di Dacia Maraini, tratto dal libro di Pino Arlacchi Gli uomini del disonore. Nel 2010 Pino Caruso è il protagonista de Il berretto a sonagli (regia G. Dipasquale) ottenendo grande successo di pubblico e di critica.

Caruso è stato anche scrittore e doppiatore.

“Palermo perde un concittadino straordinario, un uomo, un artista che ha contribuito alla rinascita della città, con la sua cultura, la sua ironia, la sua sagacia”. Così il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. “Proprio negli anni della rinascita dopo le terribili stragi del ’92, contribuì con la sua forza e le sue idee a dare speranza ai palermitani e alla città: sue furono grandi intuizioni che sono rimaste nella tradizione culturale della città, come quella di un Festino che divenisse anche momento di spettacolo e gioia, oltre che di riflessione e fede. Lascia in tutti noi un grande dolore, ma certamente anche l’orgoglio di averlo conosciuto e di aver condiviso un pezzo importante della nostra strada”.

Per il presidente della Regione Nello Musumeci “la scomparsa di Pino Caruso rappresenta un grave lutto per la Sicilia e per il mondo della cultura. La sua comicità è stata al tempo stesso denuncia sociale implacabile, senza cortigianeria e senza sconti a nessuno. Caruso ha saputo interpretare il sentimento a volte ambiguo e contraddittorio che ispira la quotidianità del siciliano. A nome personale, del governo regionale e dell’intera comunità siciliana esprimo il più sincero cordoglio”.

Pino Caruso e l’indipendenza siciliana:

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