Agorà del Parco di Segesta, predisposto dalla Regione un progetto per la valorizzazione

Un progetto per la valorizzazione dell’antica “Agorà” del Parco archeologico di Segesta, nel Trapanese. La Regione, attraverso l’Ufficio speciale diretto da Leonardo Santoro, ha infatti predisposto il progetto di fattibilità tecnica ed economica degli interventi necessari ad assicurare la piena fruibilità di un’area dall’immenso valore storico-artistico e che si arricchisce continuamente grazie agli scavi portati avanti dalla Scuola normale superiore di Pisa. Il budget necessario, che soltanto adesso potrà essere richiesto all’assessorato dei Beni culturali, ammonta a un milione e 422 mila euro.

“Abbiamo prontamente accolto – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – la richiesta di supporto che ci è giunta dalla direzione del Parco, sprovvista, all’interno del proprio organico, di professionalità qualificate a portare a termine un simile lavoro. Adesso per l’area archeologica di Segesta si aprono nuovi scenari, con la possibilità di accedere a finanziamenti da destinare a un’operazione di restyling che prevede il recupero dei suoi spazi originari e la realizzazione di una serie di nuovi servizi. L’obiettivo è quello di offrire ai visitatori la possibilità di godere pienamente dei tesori che questo sito custodisce e delle emozioni che riesce sempre a evocare”.

Tra gli interventi progettati, la dismissione della passerella-ponte in legno con la previsione di allargare la perimetrazione della piazza, riportando alla luce la sua reale dimensione e rendendo così onore alla monumentalità dell’area. E’ prevista, tra l’altro, l’installazione di sistemi di copertura ecocompatibile sotto i quali esporre i reperti e la realizzazione di pannelli in vetro sui quali verrà serigrafata la ricostruzione delle parti mancanti di alcune antiche strutture. Un impianto di illuminazione a led, alimentato da pannelli fotovoltaici, integrerà quello già esistente. A completamento del progetto di valorizzazione, si immagina la creazione di un’opera d’arte contemporanea in “maglia di ferro” alla quale affidare la ricostruzione filologica di alcune colonne della stoà.

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