Agricoltura, fondi Psr: anche la Sicilia tra le regioni contrarie alla revisione dei parametri

Sei Regioni italiane (Sicilia compresa) fanno muro a difesa dei fondi per lo sviluppo rurale, esprimendo ferma contrarietà rispetto all’ipotesi di una revisione dei criteri di ripartizione dei fondi europei per le politiche di sviluppo rurale, disancorati dal parametro della storicità della spesa, come proposto dalle altre Regioni con l’avallo del Ministero delle Politiche agricole e forestali. Sarà inviata una richiesta di incontro urgente al Ministro all’Agricoltura, Stefano Patuanelli, mentre un’informativa sarà notificata alla Commissione Europea. Contestualmente, sarà convocata una conferenza stampa congiunta.

Il “no” allo stravolgimento dei parametri attualmente in vigore, formalizzata in sede di Conferenza Stato-Regioni, al tavolo della Commissione Politiche agricole, arriva dagli assessori all’Agricoltura di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria, che da sole rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr. Nello specifico, attraverso una nota depositata agli atti dei lavori della CPA, il sestetto ha bollato come incomprensibile e “illogica” la proposta di ripartizione dei fondi formulata dal Capo di Gabinetto del Ministro: “Siamo pronti a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023, ma non accettiamo colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022, che si tradurrebbe in una forte penalizzazione per regioni svantaggiate. Da un ministro presentatosi come pronto all’ascolto ed al dialogo ci saremmo aspettati ben altri atteggiamenti”.

La proposta  – si obietta – “parte da un presupposto definito incontestabile, cioè che vi siano dei parametri per la ripartizione dei fondi Feasr che sia possibile definire oggettivi, quasi fossero elementi di verità scientifica in grado di rendere giustizia a tutte le Regioni. L’ipotesi logica da cui muove questa osservazione è che si tratti di un criterio in grado di allocare le risorse in maniera equa, essendo già stato utilizzato in altre occasioni, e cioè per l’applicazione delle risorse assegnate per il de minimis”. Tuttavia, si evidenzia, “l’aiuto de minimis è utilizzato in agricoltura, di norma, per soddisfare esigenze emergenziali, dovute spesso a calamità naturali o a epizoozie e quindi volte al risarcimento del danno. Le risorse del Feasr, al contrario, sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, come del resto sostiene lo stesso Commissario europeo all’agricoltura Janusz Wojciechowski”.

Da qui la necessità di ricercare criteri “non solo oggettivi, ma soprattutto idonei a rispondere agli obiettivi generali dello sviluppo rurale”, nel rispetto della logica del criterio storico seguita dalla UE per ripartire il Fondo nel periodo 2021-2027. Impegno tuttavia vanificato dalle decisioni del Ministero, «che non lasciano emergere alcun elemento di analisi globale della totalità dei fondi Pac – I e II pilastro – destinati ai territori, non tenendo conto che il Regolamento UE 2020/2220 ha prorogato per il 2021 ed il 2022 non solo i programmi di sviluppo rurale, ma anche l’attuale regime dei pagamenti del I pilatro della Pac”.

IL PROCURATORE DI TRAPANI: “CONDOTTA SPREGIUDICATA”

IN SICILIA SI DEVE RIORGANIZZARE ANCHE LA GESTIONE DEI VACCINI

M5S: “IN SICILIA VA NOMINATO UN NUOVO COMMISSARIO COVID”

DATI FALSI SUL COVID, TRE ARRESTI: INDAGATO L’ASSESSORE RAZZA

Categorie
politica
Facebook

CORRELATI