Sea Watch attracca al porto di Lampedusa. Arrestata la comandante Rackete

L’avvocato di Rackete: “Salvini fomenta clima d’odio, sue dichiarazioni irresponsabili”

Al termine dell’interrogatorio ad Agrigento a carico di Carola Rackete (che ha rilasciato una breve dichiarazione), a parlare a lungo con la stampa è stato il suo legale Alessandro Gamberini, lanciando un duro monito alla politica e all’opinione pubblica sul ruolo delle ong e sul clima di odio attorno al tema dei migranti.

L’avvocato non usa mezzi termini: “Che il clima di odio ci sia e venga alimentato da dichiarazioni aggressive, irresponsabili e false, come quelle che il ministro Salvini ha presentato nei suoi profili social è pacifico. Un conto che lo fa uno al bar, un altro è se arrivano da un uomo che ha responsabilità istituzionali. In questo senso noi crediamo che questo abbia una valenza istigatoria. Crea come un grande macigno buttato nello stagno, grandi ripercussioni”.

Sul fronte delle accuse mosse alla capitana Rackete (che lascerà il comando della Sea Watch3), sottolinea: “Sono state semplici le cose da dire: questo è un salvataggio in mare fatto con tutti i crismi della regolarità e delle esigenze drammatiche che si erano realizzate. Tutto era documentato nel diario di bordo. Noi avvocati abbiamo prodotto tutto. I Pm hanno chiesto i chiarimenti del caso e l’interrogatorio è durato quel tanto che doveva durare”.

E aggiunge: “É giusto che ci sia un’indagine ma, su questo, montare strane idee sui salvataggi di Sea Watch è fuori dal mondo. Tutti dicono che la Libia non è in grado di offrire porti sicuri, allora questo esigerebbe, se ci fosse coerenza, che i Paesi europei si decidessero a presidiare le acque Sar libiche. Criminalizzare la Sea Watch per una cosa che dovrebbero fare gli stati Europei è incoerente. Inutile rimandare alle responsabilità dei libici”.

 

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