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Strage di migranti nel Mediterraneo: almeno 117 morti. Polemiche e indagini sui soccorsi

Ennesima strage nel Mediterraneo. Su un gommone naufragato al largo della costa della Libia si trovavano 120 persone. Lo hanno raccontato tre superstiti salvati dalla Marina Militare: due sudanesi e un gambiano, portati nell’hotspot di Lampedusa in grave stato di ipotermia.

IL RACCONTO DEL NAUFRAGIO – Il naufragio è avvenuto dopo circa undici ore di navigazione. I tre sopravvissuti sono rimasti in acqua diverse ore prima di essere recuperati. Tra le vittime, stando alle loro testimonianze, ci sarebbero anche dieci donne, tra cui una incinta, e due bambini piccoli, uno dei quali di appena due mesi.

Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, raggiunto al telefono da Rainews 24, ha spiegato che “i migranti erano originari soprattutto dell’Africa occidentale, quindi Nigeria, Gambia, Costa d’Avorio, Camerun ma anche Sudan”. “I 3 sopravvissuti – ha proseguito – hanno raccontato di essere rimasti in acqua a galleggiare per almeno 3 ore prima dell’arrivo dell’aereo della Marina italiana. […] Erano paritti dalla Libia giovedì notte, da Garabuli, dopo 10 – 11 ore di navigazione il gommone ha cominciato ad affondare. A bordo erano 120”. “Meglio morire che tornare in Libia”, le parole dei sopravvissuti. I migranti non avevano alcun giubbotto di salvataggio.

INDAGINI IN CORSO – La Procura militare di Roma e quella di Agrigento sta indagando perché restano da chiarire alcuni punti circa le operazioni di soccorso. All’inizio, infatti, le autorità libiche avevano riferito di un barcone con 50 migranti ma poi erano molti di più. Quando il velivolo dell’Aeronautica militare italiana è arrivata sulla zona ha avvistato soltanto un gommone con una ventina di migranti che poi è affondato, nel punto in cui sono stati tratti in salvo gli unici tre superstiti.

SERGIO MATTARELLA – Il Quirinale ha espresso “profondo dolore per la tragedia che si è consumata nel Mediterraneo con la morte di oltre cento persone, tra donne, uomini, bambini”.

MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI – “Non possiamo rassegnarci ad accettare la morte di tanti poveri innocenti. Il Mediterraneo deve essere un mare di pace, non una fossa comune”. Lo ha dichiarato oggi il presidente del Senato, durante la sua visita a Palermo.

GIUSEPPE CONTE – Il premier ha detto di essere “scioccato da questa nuova strage” e ha accusato i trafficanti di “crimini contro l’Umanità”.

MATTEO SALVINI – Su Facebook il vicepremier Matteo Salvini ha detto: “Il naufragio di queste ore è la dimostrazione che se riapri i porti, che se permetti che tutti vaghino nel mar Mediterraneo imponendo le loro leggi, alla faccia dei leggi dei singoli Paesi, ritornano i morti. Quindi no, no, no! Cuori aperti per chi scappa davvero dalla guerra ma porti chiusi, per Ong, trafficanti e tutti gli altri”.

LEOLUCA ORLANDO – La nota del sindaco di Palermo: “Se fosse confermato che la strage di questa notte nel Mediterraneo, che ha visto morire 117 uomini, donne e bambini, sia stata causata anche dal fatto che è stato vietato alla Marina militare italiana di intervenire in soccorso delle persone in difficoltà, è evidente che ci troveremmo di fronte ad un salto di qualità nella guerra ai diritti umani da parte del Governo italiano. Un salto di qualità che di fatto ci rende complici, come Paese, dei trafficanti di morte. Ora che, ancora una volta grazie all’umanità delle organizzazioni non governative e grazie all’impegno degli uomini e delle donne della Sea Watch decine di persone sono state tratte in salvo, mi auguro che non si ripeta il vergognoso balletto e rimpallo di responsabilità a cui abbiamo assistito a cavallo di Capodanno e che presto i naufraghi, come prevede il diritto internazionale, possono approdare in un porto sicuro. Quello di Palermo è, con la città e il suo sistema di accoglienza, pronto ad accoglierli”.

ALTRI NAUFRAGI – Un altro naufragio è avvenuto nei giorni scorsi nel Mediterraneo occidentale, causando la morte di 53 persone, come riferito dall’UNHCR. La tragedia si è verificata nel mare di Alboran. La nave Sea Watch 3, poi, ha soccorso 47 persone a bordo di un gommone in difficoltà nel Mediterraneo, come comunicato dalla stessa ONG su Twitter: “Abbiamo ricevuto l’allarme dato da Alarm Phone e Moonbird di un’imbarcazione in avaria. Siamo riusciti a trovarli e ora sono al sicuro”, ha scritto Sea Watvch. Avvistati anche altri tre gommoni da un aereo dell’operazione Sophia nel Mar di Sicilia: due sono stati riportati in Libia, uno soccorso dalla Sea Watch.

 

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