Amministrazioni giudiziarie “allegre”, Lipani confessa: “Ero in difficoltà economiche”

Il commercialista Maurizio Lipani, arrestato lunedì per peculato e autoriciclaggio, ha confessato di essersi appropriato dei soldi delle società che gestiva come amministratore giudiziario.

Durante l’interrogatorio di garanzia reso al gip si è mostrato provato e ha sostenuto di averlo fatto in un momento di difficoltà economiche dovuto alle lungaggini nelle liquidazioni delle parcelle di cui era creditore.

Maurizio Lipani avrebbe distratto a proprio vantaggio, mediante prelevamenti di contante e bonifici inviati sui propri conti, somme di pertinenza delle aziende sottoposte a sequestro ai coniugi Agate e di altre aziende colpite da vincoli cautelari dell’autorità Giudiziarie a lui affidate in qualità di custode o amministratore giudiziario, senza adempiere agli obblighi di rendicontazione.

Insieme a Lipani sono stati arrestati per aver continuato a gestire le attività loro sequestrate e confiscate Epifanio Agate, figlio del boss Mariano, e la moglie Rachele Francaviglia.

Lipani avrebbe intascato circa 350mila euro. L’indagato inoltre ha rivelato al gip di essersi appropriato di somme relative anche ad altre amministrazioni giudiziarie.

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