Appalti e mazzette in sanità, le “strane” coppie e i meccanismi di “incasso”

L’indagine della Guardia di Finanza di Palermo sul sistema degli appalti sanitari in Sicilia, evidenzia le strette relazioni tra due coppie di manager e imprenditori: Fabio Damiani (direttore dell’Asp di Trapani e prima responsabile della Centrale unica di committenza) è messo in relazione con l’imprenditore Salvatore Manganaro; Antonino Candela (fino al dicembre 2018 a capo dell’Asp di Palermo e dal marzo scorso commissario per l’emergenza Covid in Sicilia) mantiene rapporti con Giuseppe Taibbi.

L’entità delle tangenti con le imprese, per il sodalizio Damiani-Manganaro, scrive il Gip Claudia Rosini, “è commisurato in percentuali sul fatturato. Non era possibile riscuotere in contanti le ingenti somme pattuite con le ditte, sicchè era necessario anche attivare un meccanismo di copertura attraverso formali rapporti imprenditoriali e la relativa fatturazione, a cui non potevano essere ricondotti i nomi di Manganaro e tantomeno quello di Damiani”.

“La tangente stessa doveva confondersi, sicché la ditta era costretta a costituire fondi neri di ingente entità. In tutte le condotte ascritte al duo Damiani-Mangano (ma anche Candela-Taibbi) è dato scorgere la ricorrenza di analoghi schemi, secondo cui la società interessata alla gara era contattata dall’intermediario – faccendiere, che offriva o forniva informazioni riservate; seguiva la copertura di fatture e contratti in parte fittizi messi a disposizione dell’intermediario per giustificare il pagamento del corrispettivo”. Manganaro si è servito di una galassia di società, appositamente create, che, congegnate come matrioske, non erano a lui riconducibili in quanto affidate nella gestione al fidato Vincenzo Li Calzi, avvocato iscritto all’albo di Agrigento con studio a Canicattì.

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