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Appalti pubblici, ribassi “sospetti” e quella norma che complica i controlli

L’Ance (associazione dei costruttori edili) e Cgil, Cisl e Uil, in questi giorni, “se le danno” di santa ragione. Perché? Perché i costruttori spingono per l’approvazione di una norma regionale che dovrebbe mettere fine ai ribassi anomali su base d’asta quasi del 50%, mentre i sindacati si oppongono ad una norma del genere, anche perché di competenza dello Stato.

La presa di posizione dei Cgil, Cisl e Uil ha indotto l’Ance a pubblicare un duro comunicato stampa a cui, ovviamente, altrettanto duramente, hanno replicato i sindacati. Se dicessimo, tutti hanno ragione e tutti hanno torto, finiremmo per assumere una posizione pilatesca che nulla toglierebbe e nulla aggiungerebbe al dibattito. Ma non è questo il nostro intento.

Non c’è dubbio che non possono essere eseguiti bene i lavori, soprattutto infrastrutturali, con ribassi di oltre il 40% sulla base d’asta. Tant’è che sono parecchi i lavori iniziati e non completati. La Sicilia è piena di opere incompiute proprio per questo motivo. Il blocco dei cantieri sulla Agrigento – Caltanissetta e sulla Palermo – Agrigento, in parte, sono figli di questo meccanismo.

Ma il nuovo Codice degli appalti, varato nel 2016, è pieno di contraddizioni: da più di un anno si parla della sua riforma. Codice degli appalti che, oltre l’aggiudicazione con il maggior ribasso, per le opere più complesse prevede l’aggiudicazione all’offerta più vantaggiosa. Cioè, non basta offrirsi per realizzare un’opera al minor prezzo, ma si deve valutare la proposta economicamente più vantaggiosa dal punto di vista della gestione. Insomma, un bel casotto. Nessuno ne ha la certezza, ma il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, si sarebbe dimesso in anticipo dal suo incarico per questo motivo. Quello degli appalti è un settore ultra sensibile, vi si annidano decine di occasioni di corruzione.

L’ultima norma che regola la materia, varata dal governo penta-leghista, non faciliterà le cose. In pratica, è stata elevata da 40 mila a 250 mila euro, la soglia per gli affidamenti diretti. Fino a 150 mila euro non è necessaria la certificazione antimafia. I sindaci e gli amministratori di enti ed aziende pubbliche avranno la possibilità di non ricorrere mai più alle gare di appalto, specialmente nei piccoli comuni non ci sarà più alcun controllo. I mafiosi potranno, con la loro capacità di intimidazione, spadroneggiare. Né le forze dell’ordine sono in grado di effettuare più controlli di quelli che mettono in atto.

Per fare in modo che il meccanismo funzioni, è necessario il cosiddetto controllo sociale. Occorre spingere anche i cittadini del territorio in cui l’opera viene realizzata a vigilare affinché venga realizzata ad opera d’arte e che non vi siano richieste di variante e subappalti dati in barba ad ogni regola. Soprattutto, i cittadini devono essere informati sull’opera che si intende realizzare. Bisogna obbligare, prima gli enti appaltanti e poi le imprese, a pubblicare sui quotidiani – cartacei e on line – la notizia dell’aggiudicazione dell’appalto, con quale ribasso la gara è stata aggiudicata ed in quanto tempo bisognerà realizzarla. Se sarà il caso, inasprire le ammende per ogni giorno di ritardo, ma anche per eventuali lavoratori in nero. Bisogna eliminare, invece, il premio per l’anticipo di consegna delle opere. Il meccanismo non funziona, come dimostra il crollo del ponte “scorcia vacche” sulla Palermo – Agrigento. Ma l’Ance già qualche anno fa bocciò questa proposta.

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