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Armao illustra l’accordo Stato-Regione: “Finalmente riconosciute le ragioni della Sicilia”

L’assessore regionale per l’Economia Gaetano Armao approfondisce, in esclusiva per L’Opinione della Sicilia, i termini dell’accordo tra Stato e Regione siciliana raggiunto nei giorni scorsi e che produrrà importanti ritorni per la Sicilia.

Un accordo rilevante, quello concluso tra il Ministro dell’economia Tria e il Presidente della Regione Musumeci. Potrebbe sbrigativamente definirsi “storico” per i benefici di oltre 2 miliardi di euro che, tra minori oneri ed entrate, determina per la Sicilia. Più concretamente può dirsi che questa prima intesa assume una valenza di generale riassetto dei rapporti finanziari che, secondo una scansione temporale molto puntuale, saranno ricondotte all’attuazione delle norme finanziarie dello Statuto siciliano. Un accordo che archivia gli anni nei quali le intese raggiunte apparivano compromesse da un tendenziale sbilanciamento in danno della Sicilia determinato o da decisioni unilaterali dello Stato o da accordi conclusi tra il 2014 ed il 2017 che hanno fatto prevalere le esigenze di riequilibrio dalla finanza statale, appesantendo il quadro economico regionale.

Questo nuovo negoziato ha condotto invece a riconoscere le ragioni della Sicilia sin qui pregiudicate, ma sopratutto ad individuare nell’applicazione degli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto il corretto quadro di riferimento, ma che oggi hanno un’attuazione declinata da norme che risalgono al 1965, solo parzialmente modificate negli ultimi anni, e che adesso dovranno essere riscritte ed approvate entro il prossimo settembre. La Corte costituzionale, del resto, ha più volte invitato Stato e Regioni ad una radicale revisione, coerente con il mutato quadro normativo e fiscale.

L’accordo Stato – Regione interviene, in primo luogo, sull’eccessiva onerosità del contributo al risanamento della finanza pubblica (passato dai circa 600 milioni di euro del 2012 ad oltre 1,3 miliardi nel 2018). Tale contributo é stato determinato dallo Stato con le leggi di bilancio mentre adesso non solo diviene oggetto di negoziato, ma si stabilizza ad 1 miliardo con riduzione di oltre 300 milioni per anno (oltre 900 milioni nel triennio).

Tutte le Regioni sono chiamate a contribuire al raggiungimento degli obiettivi di convergenza e di stabilità di matrice europea ma con l’accordo appena stipulato tale contributo si é ridotto in termini convenienti per la Sicilia rispetto alle altre Regioni speciali. Se avesse prevalso il criterio della popolazione o quello del prodotto interno lordo (PIL), come richiesto dalle Regioni speciali del Nord, i risultati sarebbero stati molto più onerosi per la Sicilia, come dimostra la tabella.

Un ulteriore elemento di sperequazione riguarda il definanziamento al quale sono state sottoposte le Province siciliane da parte dello Stato (private, esse sole, del contributo annuale di 70 milioni di euro e prive di risorse per investimenti concessi alle altre Province italiane), i ritardi nell’applicazione del principio del “riscosso” in luogo del “maturato” nei settori dell’imposta di bollo e per alcune regolazioni in materia di Iva.

Per altro verso, nell’accordo si individuano significative risorse aggiuntive rispetto a quelle già assegnate con i fondi extraregionali (Fondo europei, FSC, Patto per la Sicilia). In primo luogo, 540 milioni di euro  da destinare agli investimenti per strade e scuole delle Province siciliane nei prossimi sei anni. Risorse che potranno essere impegnate per affrontare i drammatici temi della viabilità provinciale e la sicurezza e l’ammodernamento delle scuole.

Si aggiunge, su base programmatica, che nelle nuove norme di attuazione dovranno trovare pieno riconoscimento la “fiscalità di sviluppo” per imprese e persone (regimi fiscali di vantaggio) in applicazione della “condizione di insularità” – il riferimento va al principio di “continuità territoriale” per il contenimento dei costi di trasporto per persone e merci e dei carburanti – ed i principi sulla “perequazione infrastrutturale” e la “coesione territoriale” sanciti dagli art. 22 e 27 della normativa sul federalismo fiscale. Si tratta di questioni che la Regione invoca da anni e che trovano adesso un formale riconoscimento nell’accordo.

Di rilevante impatto sulla gestione di bilancio anche le previsioni, già trasfuse nel d.d.l. di bilancio dello Stato 2019 che eliminano il gravoso obbligo di riduzione della spesa corrente del 3% per anno ed il cui sforamento determinava il recupero delle somme da parte dello Stato, nonché di quelle che consentono alla Regione la spalmatura in trent’anni del ripiano del disavanzo derivante dal mancato riaccertamento straordinario dei residui (la misura vale circa 700 milioni di euro), con l’abolizione delle norme e degli accordi del 2015 e 2017 che li prevedevano.

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