Ars, andamento lento. Troppe “partite a scacchi” e poche riforme per la Sicilia

Pur in un anno straordinario e disgraziato come il 2020, non possiamo non parlare della nostra massima istituzione, che sarebbe il più antico del Parlamento del mondo. Non me ne vogliano i 70 deputati dell’Ars, so che non dipende solo da loro e so anche che l’inerzia del Governo e la pandemia hanno limitato la loro attività. Ma sono convinto anche che se tutti si ponessero il problema di cosa hanno prodotto con la loro attività, entrerebbero in crisi con la loro coscienza. Specie se si pensa a quello che stanno soffrendo tanti concittadini che hanno perso il lavoro, che non lo trovano perché nessuno assume lavoratori e a quante attività ed esercizi commerciali sono in grande difficoltà, al punto che in tanti hanno deciso di chiudere battenti e mettere in vendita i loro immobili.

Non sono abituato a sparare nel mucchio e a generalizzare le responsabilità, anche perché conosco l’integrità morale e le capacità di molti di loro e quindi non ho dubbi sul fatto che in questo momento si sentono come se fossero impotenti nel poter intervenire in loro aiuto. Però ritengo che tale atteggiamento non giova a loro e non giova al popolo siciliano.

Occorre armarsi di buona volontà e con coraggio impegnarsi a continuare a svolgere l’impegno parlamentare, con o senza l’apporto fattivo del Governo, altrimenti si continua a dare fiato ai populisti di mestiere che proliferano sempre di più in questo periodo e giocano a denunciare le responsabilità altrui, solo quelle altrui. La quasi totale improduttività dell’Ars non trova giustificazione nella pandemia che stiamo vivendo e non mancheranno, i soliti noti, di farlo rilevare, specie se si farà il confronto con il Parlamento nazionale, al quale siamo equiparati, che invece ha continuato a lavorare, come sempre.

Il Parlamento potrebbe esercitare la propria autonomia dal Governo ed affrontare le centinaia di disegni di legge che giacciono in commissione e quelli già pronti per essere discussi in aula. Basta volerlo e determinarsi in tal senso, tutti assieme. State certi che l’opinione pubblica saprebbe apprezzare tale sforzo e diversificherebbe l’attribuzione delle responsabilità. Se si riuscisse a dimostrare la produttività del nostro Parlamento, intercettando le esigenze della società siciliana, verrebbe difficile a chiunque parlare di costi esorbitanti e di privilegi ingiustificati.

Certo, non giovano all’attività del Parlamento le continue fibrillazioni all’interno della maggioranza, i numerosi cambi di casacca e l’eventuale verifica di Governo di cui da tempo si parla. Sarebbe l’ora che il presidente Musumeci e i segretari dei partiti di maggioranza si chiudessero in un convento e decidessero cosa fare, sia per l’eventuale cambio di alcuni assessori, sia per l’agenda delle riforme da approvare, tra le tante, che erano state inserite nel loro programma di Governo.

Mancano ormai solo 23 mesi alla fine della legislatura e questo Governo rischia di battere tutti i record negativi e, con esso, anche il Parlamento siciliano. Occorrerebbe smetterla di giocare a scacchi e far prevalere il senso di responsabilità al quale ha fatto richiamo il presidente Mattarella. Si potrebbero ancora fare tante cose, se solo si deponessero l’ascia di guerra e gli egoismi di ogni parte. Porterebbe giovamento al popolo siciliano ma anche a quanti di loro si prefiggono di essere rieletti.

Nei miei prossimi interventi cercherò di scrivere su alcune delle riforme che attendono da più legislature, dei Testi Unici più volte annunciati e mai realizzati, delle norme di interesse generale che si potrebbero affrontare, discutere e approvare, se solo si fosse animati di buona volontà, del giusto senso della realtà e, mi si consenta, anche di un po’ di orgoglio della classe politica e governativa siciliana.

NEGOZI CHIUSI LA DOMENICA IN TUTTA LA SICILIA

SICILIA ZONA ARANCIONE FINO AL 3 DICEMBRE 

IL BOLLETTINO DELLA SICILIA DEL 20 NOVEMBRE 2020

IL BOLLETTINO NAZIONALE DEL 20 NOVEMBRE 2020

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