Ars, presentato il codice etico dei deputati. Fava: “Strumento e presidio di legalità”

E’ stato presentato quest’oggi dalla Commissione Antimafia dell’Ars e il suo presidente Claudio Fava, il testo finale del Codice Etico che definisce doveri e obblighi dei parlamentari, la cui entrata in vigore è subordinata alla votazione in Assemblea a maggioranza degli aventi diritto, quindi di almeno 36 deputati.

Assieme a Claudio Fava, a presentare alla stampa il documento (che dovrà divenire parte del Regolamento interno dell’Assemblea regionale) sono state anche le vicepresidenti Rossana Cannata e Luisa Lantieri.

Il testo finale, elaborato con il contributo determinante degli esperti della commissione antimafia (il professor Antonio Gullo, il presidente Bruno Di Marco, il dottor Tuccio Pappalardo, il dott. Vittorio Bertone ), si articola in cinque titoli e 23 articoli che mirano a stigmatizzare qualsiasi atteggiamento rivolto a svilire le finalità del mandato parlamentare: dalle ipotesi di conflitto di interesse al clientelismo, dalla pratica di influenze indebite al divieto di accettare regali. Il codice prevede anche un graduale impianto sanzionatorio, dal richiamo alla censura, fino all’invito alle dimissioni dalle cariche istituzionali dell’Assemblea.

Particolarmente interessante, anche sotto il profilo giuridico, è l’inserimento di una “codifica” del conflitto di interesse e del clientelismo, che vengono identificati in comportamenti che, come ha detto Fava, vanno a vantaggio di singoli o dei propri amici a danno dell’interesse pubblico. Il Codice prevede anche, attualmente caso unico nel panorama degli organi legislativi regionali, un sistema di sanzioni, che vanno dal richiamo orale fino all’invito rivolto all’interessato a dimettersi da cariche istituzionali interne all’Assemblea. Le sanzioni saranno comminate da un Comitato etico nominato dal Presidente dell’ARS, garantendo la presenza dei gruppi di minoranza.

Il presidente della commissione afferma: “Ovviamente non è possibile imporre dimissioni da cariche interne, né tantomeno dalla carica di deputato, poiché questi sono atti rimessi alle sensibilità dei singoli. Doveri, divieti e sanzioni immediatamente applicabili fanno di questo codice uno strumento di concreto decoro parlamentare e un presidio di legalità. La Commissione si era impegnata a produrre il testo finale ad un anno dal proprio insediamento: è un impegno che ha voluto mantenere! Pensiamo che il lavoro prodotto sia il contributo più utile per ricordare domani il sacrificio del giudice Giovanni Falcone: non fiori ma opere di bene. E questo codice, per la politica siciliana, è un’opera di bene”.

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