Bartolozzi alla Camera: “I fondi Europei per il Sud non vengano utilizzati per altro”

La deputata nazionale di Forza Italia, Giusi Bartolozzi ha esposto alla Camera l’interpellanza sull’utilizzo dei fondi europei nella quale si chiedeva di precisare in modo chiaro il criterio della riprogrammazione e per scongiurare il pericolo reale che le somme già destinate al Sud possano sostituire l’intervento dello Stato su tutto il territorio nazionale, considerato che “gli effetti della crisi economica del Sud ha ed avrà effetti più pervasivi e durevoli per l’intrinseca debolezza del tessuto socio-economico meridionale”.

Il viceministro dell’Economia Baretta ha sostanzialmente rassicurato sul fatto che non verranno modificati i vincoli territoriali

“Le risorse che il governo centrale intende prelevare dal Fsc, che è ad oggi fissata nell’80% per il Mezzogiorno e nel 20% per il Centro-Nord, per creare spazio di spesa sui fondi strutturali al Nord devono avere una garanzia di certa restituzione al Mezzogiorno – aveva ribadito in Aula il deputato chiedendo in sostanza di respingere la proposta della commissione europea di lasciare liberi gli Stati di usare i fondi strutturali europei, non ancora spesi, senza più vincoli di destinazione territoriale”.

È stata dunque accolta dal viceministro la “pretesa” che i fondi europei destinati al Mezzogiorno mantengano la loro allocazione regionale e la loro funzione addizionale rispetto a misure straordinarie che lo Stato è chiamato a finanziare con la fiscalità generale.

“Apprezzo le parole del sottosegretario Pier Paolo Baretta – ha detto la Bartolozzi nella controreplica – ma mi aspetto che sia lo stesso premier Conte a fare chiarezza su un punto che ritengo nodale nella contrattazione tra Stato e Regioni. Dopo questa pandemia e questa crisi nulla sarà come prima. Non è solo l’ emergenza sanitaria a preoccupare. Dovremo far fronte a una crisi economica e sociale imponente. Non sono le regioni del Sud che si oppongono ancora una volta a quelle del Nord. E’ una rivendicazione di diritti che spettano ai cittadini del Mezzogiorno perché non dobbiamo dimenticare che i fondi europei e i fondi di coesione non sono sostitutivi rispetto all’intervento statale, ma servono per superare un divario ancora troppo grande. Un governo che è all’altezza del gravoso compito che gli è assegnato doveva usare altri strumenti, come spingere il finanziamento in deficit fino a 100 miliardi e non fare cassa facile nei territori che più risentono della crisi. Il Mezzogiorno avrà bisogno di iniziative di sostegno alle imprese, ai consumi e di assistenza alimentare. Per questo è importante rispettare l’allocazione delle attuali dotazioni finanziarie e la loro destinazione regionale così come  il principio di addizionalità delle risorse europee e di coesione rispetto agli interventi ordinari e straordinari finanziati con la fiscalità generale. Un altro punto su cui vorrei fosse fatta chiarezza è quello del taglio lineare su tutte le regioni nella misura del 20 per cento che non sarebbe equo se poi le risorse non saranno destinate alle regioni nella misura in cui sono attinte. Il governo si impegna a una sorta di compensazione sulla riprogrammazione 2021-2027, ma se fa cassa oggi deve dire subito quanto restituisce. Prendendo a prestito le parole di un famoso economista: prestito si, furto no”

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