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Beni culturali, i sette siti Unesco siciliani fanno rete

I sette siti Unesco siciliani sono un formidabile volano di sviluppo e di nuova economia. Il progetto di metterli insieme in una rete di governance è al centro di una conferenza di due giorni che si è aperta a Cefalù con la partecipazione di amministratori, gestori e operatori culturali.

Nel suo intervento di apertura Aurelio Angelini, direttore della Fondazione patrimonio Unesco Sicilia, ha sottolineato l’esigenza di accantonare un paradigma economico che finora ha dato risposte inadeguate soprattutto alla domanda di occupazione, come dimostra il livello di emigrazione giovanile che in Sicilia ha raggiunto il 50 per cento, il “più alto in Europa”.

Angelini ha posto l’esigenza di invertire la tendenza puntando sulla varietà culturale, paesaggistica, naturale per assegnare ai siti Unesco una capacità attrattiva a forte valenza turistica. Ma per questo occorre una visione comune e un progetto condiviso per una nuova prospettiva di valorizzazione. Questa esigenza è stata sottolineata anche da Leoluca Orlando, sindaco della città metropolitana di Palermo e presidente del comitato di pilotaggio del sito arabo-normanno comprendente le cattedrali di Palermo, Monreale e Cefalù. Si tratta di perseguire, ha detto Orlando, una strategia in grado di superare i piccoli interessi individuali e locali. “Bisogna sviluppare – ha sottolineato Giovanni Ruggieri, consulente per i piani di gestione Unesco – la capacità di generare economia nei siti siciliani con una visione globale aperta alle imprese”.

Presente anche il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci: “Temo che in alcuni casi il riconoscimento dell’Unesco sia considerato un punto di arrivo. E invece è solo un punto di partenza”, ha detto il governatore regionale, che ha aggiunto: “L’inerzia e la rassegnazione rischiano di far perdere di vista una straordinaria opportunità. Per non perdere queste occasioni è necessario che le politiche di gestione abbiano una marcia in più nella valorizzazione dei beni e negli stimoli per le ricadute economiche: un concetto che fa ancora fatica a diventare maturo”.

Per Musumeci occorre invece fare tesoro della “lezione” di Matera che “con i suoi sassi ha fatto diventare una testimonianza di povertà una ragione di sviluppo e di riscatto”. Proprio per superare le barriere che impediscono una fruizione piena del patrimonio artistico e culturale della Sicilia la Regione, ha concluso Musumeci, “si impegna a fare la propria parte”.

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