Bilancio e Finanziaria, la “reciproca sfiducia” può avere risvolti… positivi

La giunta regionale si è riunita ieri a Pergusa per mettere a punto il cosiddetto disegno di legge “Collegato” con la manovra finanziaria che ha visto la luce poco dopo le 22. Il governo presieduto da Nello Musumeci, probabilmente, avrebbe preferito avere maggiore tempo a disposizione per potere aggiungere al provvedimento le istanze provenienti dall’Ars in sede di dibattito su Bilancio e disegno di legge di stabilità. Né le opposizioni né parti della maggioranza, però, hanno accettato la proposta governativa, temendo che – una volta approvati gli strumenti finanziari – il “collegato” non sarebbe stato più approvato.

Una reciproca sfiducia, insomma, che però potrebbe avere i suoi risvolti positivi: ricompattare la coalizione di centrodestra, recuperando magari qualche deputato che si comporta da “cavallo pazzo”. È interesse di tutti evitare il prolungamento dell’esercizio provvisorio, tranne che per il Movimento 5 Stelle che ne farebbe uno degli argomenti centrali della sua campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Il Pd, invece, avrebbe il vantaggio di rivendicare l’approvazione di alcune norme fortissimamente volute dal suo gruppo parlamentare.

Il “collegato”, inoltre, dovrebbe consentire di trasformare in articoli gli emendamenti presentati al disegno di legge di stabilità da alcuni assessori. Non si comprende, infatti, perché mai l’assessore al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, abbia presentato in commissione Bilancio ben tredici emendamenti. Altri sono stati presentati dall’assessore alle Infrastrutture e viabilità, Marco Falcone; altri ancora dall’assessore all’Energia, Alberto Pierobon. In democrazia tutto è ammesso, ma che ci sta a fare un assessore in giunta se poi deve ricorrere all’emendamento durante l’iter parlamentare? Attenzione, si tratta di “correzioni” firmate dai singoli assessori e non presentati dal governo, cosa che avrebbe un altro significato.

E’ auspicabile, dunque, che il “collegato” veda la luce al più presto e se non proprio contemporaneamente venga approvato subito dopo il bilancio e il disegno di legge di stabilità. Se ne gioverebbe l’intera amministrazione regionale, che avrebbe così modo di programmare la spesa in modo razionale.

In questi giorni si è parlato parecchio di presunti accordi tra il presidente della Regione e il M5S che hanno fatto balenare al Governatore la possibilità di dare vita ad un governo da essi appoggiato, a condizione di liberarsi di alcuni spezzoni del centrodestra. Indiscrezioni, per la verità, campate in aria, avendo Musumeci mantenuto sempre ferma la propria posizione: “un programma ce l’ho già ed anche una coalizione che mi sostiene. Chi vuole può aggiungere qualcosa al mio programma, che è stato votato dagli elettori”.

Una sorta di mantra che non lascia spazio agli equivoci. Anche perché se Musumeci dovesse accettare la proposta dei grillini, nel giro di poche settimane finirebbe sfiduciato e con l’indizione di nuove elezioni. Essendo trascorsi tredici mesi dalle elezioni del novembre 2017, il leader siciliano del MoVimento 5 Stelle potrebbe essere ricandidato, vigendo in questo movimento la regola dei due mandati. Una interpretazione malevola? Può darsi ma spesso a pensar male….

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