paolo borsellino

Borsellino, Procura di Messina: “Ecco perchè è stata chiesta l’archiviazione per gli ex pm”

I pm di Messina, nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio aperta a carico degli ex pm Anna Maria Palma e Carmelo Petralia, scrivono che “le indagini, doverosamente svolte secondo l’indicazione della Corte di assise di Caltanissetta, pur avendo imposto a quest’ufficio un considerevole dispendio di energie ai fini di soddisfare il canone della completezza, non hanno consentito di individuare alcuna condotta posta in essere nè dai magistrati indagati, nè da altre figure appartenenti alla magistratura che abbiano posto in essere reali e consapevoli condotte volte ad inquinare le dichiarazioni, certamente false, rese da Vincenzo Scarantino”.

“Indubbiamente, – aggiunge la Procura di Messina – senza la successiva collaborazione di Gaspare Spatuzza, di tale falsità non vi sarebbe stata alcuna certezza; tale dato deve fare riflettere su un sistema processuale che, in ben tre gradi di giudizio, non è riuscito a svelare tale realtà. Tuttavia, questa valutazione esula dai compiti di questa Procura della Repubblica, così come ogni valutazione concernente profili diversi da quello penale, per gli indagati e per i magistrati comunque coinvolti nella vicenda processuale”.

Per i pm “il silenzio, ineccepibile in punto di diritto del quale si sono avvalsi” i tre poliziotti sotto processo per il depistaggio a Caltanissetta (Bo, Mattei e Ribaudo, che rispondono di calunnia aggravata), “non ha consentito di comprendere quale effettivo ruolo hanno svolto il dottor Giovanni Tinebra – a quell’epoca Procuratore capo della Repubblica di Caltanissetta – ed i suoi sostituti nella gestione di Scarantino, né quale direzione effettiva essi hanno avuto delle indagini. Senza dire che la scomparsa di Tinebra e La Barbera ha impedito, oggettivamente, di acquisire le conoscenze che gli stessi direttamente avevano o potevano avere dei fatti”.

A proposito di Scarantino la Procura scrive: “La principale fonte dichiarativa, Vincenzo Scarantino, ha continuato a contraddirsi rendendo, di fatto ed in diritto, del tutto inutilizzabili le sue dichiarazioni, le quali, comunque, non hanno mai assunto un accettabile grado di concretezza in ordine a possibili contatti delittuosi tra lo stesso e magistrati della Procura di Caltanissetta. Scarantino ha mantenuto tale atteggiamento ondivago anche nel corso dell’interrogatorio reso innanzi a questo ufficio, arrivando a negare circostanze e fatti che, invece, aveva riferito in precedenti contesti giudiziari”.

“Le indagini si collocano a distanza di oltre 27 anni dalla strage e scontano dei limiti strutturali difficilmente superabili”. I magistrati messinesi, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, sottolineano “il venir meno, nel tempo, di fonti di prova rilevanti.vA incidere sull’esito dell’inchiesta di Messina anche “l’usura delle fonti dichiarative – sentite più volte in questo lasso di tempo e con risultati che hanno i caratteri della contraddittorietà, non consequenzialità logico temporale. Inoltre, va ancora ribadito che le attuali indagini hanno avuto un perimetro ben delimitato: sono state finalizzate esclusivamente a verificare l’esistenza di profili di rilevanza penale a carico dei magistrati che si occuparono della gestione di quei collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni furono utilizzate nell’ambito dei procedimenti scaturiti dalla strage di via D’Amelio”.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI