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Caos al canile municipale di Palermo, Oipa: “Trasferire i cani in Campania non è la soluzione”

C’è tensione a Palermo tra le associazioni animaliste e alcuni consiglieri comunali dell’opposizione – tra cui Fabrizio Ferrandelli e Antonio Randazzo – da un lato e l’amministrazione comunale dall’altra in merito al trasferimento dei cani dal canile municipale di via Tiro a Segno a una struttura che si trova in provincia di Caserta, in Campania.

Per capirne di più, l’Opinione della Sicilia ha contattato Veronica Anastasio, delegata a Palermo e provincia dell’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali).

Sotto accusa c’è il bando che si è aggiudicato l’azienda Dog’s Town di Pignataro Maggiore. Per Anastasio, infatti, “presenta delle evidenti criticità, per cui è stato anche fatto esposto in Procura e ricorso all’Anac. Intanto, era consentita la partecipazione alla gara anche a coloro i quali non possedevano i requisiti imposti dalla legge regionale n. 15 del 2000, che esclude espressamente la possibilità di dare in affidamento cani ospiti del canile comunale ad imprese o ad associazione non iscritte negli appositi albi (art. 19 l. 15/00), pensando anche alla distanza che impedirebbe qualsiasi controllo o monitoraggio di adozione e salute degli animali ospitati. Il bando prevede che, trascorsi i 6 mesi dall’affidamento, il 50% degli animali diventi di proprietà dell’aggiudicatario e che il restante dei non adottati ritorni al mittente, con spese a carico del gestore”.

La delegata Oipa ha poi criticato “il criterio di aggiudicazione prescelto – il criterio del minor prezzo – sancito all’art. 95, lett. b, del D.lgs. 50/2016 (Codice Appalti), che può trovare applicazione ‘per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato’. Come fa un criterio simile ad essere applicato ad un tale servizio? Custodia, mantenimento e cura di cani presso strutture convenzionate non sottostanno a condizioni di mercato e non posseggono caratteristiche standardizzate di spesa. La volontà di procedere nonostante tutto ci porta ovviamente a pensare che qualcosa non torna. La Dog’s Town aggiudicataria del bando non è ovviamente iscritta all’albo regionale siciliano come previsto da nostra normativa 15/2000, essendo quindi in violazione della stessa”.

Per di più, ha aggiunto Anastasio, “la relazione fatta dal presidente dell’ordine dei veterinari, il dott. Zumbo, recatosi in visita presso il canile dog’s Town qualche mese fa, aveva presentato delle criticità e delle anomalie nei servizi e nell’organizzazione del lavoro all’interno. Ultima considerazione su cui abbiamo fatto leva è che, sempre secondo il bando, viene prevista la consegna di blocchi di 20 cani a volta. Preciso che il bando mette in palio circa 380mila euro che certamente avrebbero potuto, e dovuto, essere spesi qui in città, magari per creare un altro luogo per ospitare i cani e non per trasportarli e mantenerli in una città, dove peraltro la piaga del randagismo è pesante come qui da noi. Oggi (ieri, n.d.r.) sono partiti solo 5 cani, dopo verifiche, proteste, nota dell’assessorato e relazione delle guardie zoofile Oipa che evidenziavano, per la seconda volta, criticità nei mezzi usati per il trasporto. 5 su 20″.

“La volta precedente – ha svelato la volontaria – il Sig. Ferrara del dog’s Town si era presentato già con due furgoni, gli stessi, non a norma e anche questa volta abbiamo riscontrato irregolarità sulla base della normativa CE 1/2005 relativa alle norme di trasporto degli animali sul territorio. Un veterinario ex guardia zoofila che, per ben due volte, viene a prelevare dei cani con i furgoni non a norma un po’ci fa riflettere… Noi siamo sempre per il benessere degli animali ma un trasferimento organizzato così, con un bando, come fossero pacchi postali, 20 pacchi postali di taglia media e grande, molti con problemi comportamentali (visionati da un tecnico del comportamento, il dott. Giacobbe) scelti tra pitbull (cani non reimmissibili in territorio), e che si pensava di far partire in 17 gabbie di un furgone, di cui solo 8 omologate per il viaggio, adatte a cani di taglia media e piccola, non ci sembra un modo per pensare al benessere degli animali ma soltanto un modo per svuotare, anzi, spostare un problema che, ovviamente, non tornerà più qui”.

Sulla gestione del randagismo da parte del Comune di Palermo, Veronica Anastasio ha detto: “Le associazioni consentono l’adozione di tantissimi animali dalle gabbie del canile ogni anno. Il Comune aveva anche un protocollo con Lav per le adozioni, che è stato ovviamente e per l’appunto sospeso. Insomma, l’amministrazione non sa dove girarsi prima per svuotare gabbie, ignorando però che non è questa la soluzione per combattere il randagismo. La soluzione è attivarsi per il territorio, continuare con le sterilizzazioni, spendere il denaro pubblico in modo corretto per la risoluzione del problema, creando strutture di cui siamo carenti, applicare la normativa, dialogare con le associazioni come risorsa e non come nemici, convocare un tavolo tecnico, ma non svuotare un lago con 5 cucchiaini che partendo non hanno sicuramente asciugato il randagismo”.

Due giorni fa, mercoledì 19 marzo, l’assessore Leopoldo Piampiano, dopo aver ricevuto il parere del Dipartimento di prevenzione veterinario della ASP di Palermo, ha affermato: “La lettera ricevuta dall’ASP conferma la necessità di procedere al trasferimento di alcuni cani ospitati presso il canile e di farlo proprio per evitare rischi per il benessere degli animali. Spero che questo parere competente e terzo, faccia cessare la polemica sollevata in queste ore da alcuni consiglieri comunali, evidente non informati correttamente sullo stato dei fatti”.

Ma per l’Anastasio “non c’è esigenza di procedere allo svuotamento di gabbie per migliorare la situazione, noi soltanto oggi abbiamo ricevuto una decina di segnalazioni di animali vaganti, quindi secondo un piccolo calcolo le gabbie vuote possono già venire occupate, dopo soltanto qualche ora”.

“A Palermo, ma in tutta la Sicilia – ha concluso la delegata OIPA – e qui mi rivolgo anche alla commissione parlamentare speciale randagismo della Regione, ci si deve interessare dalla base, dal controllo, dall’educazione e non farsi sovrastare da puntiglio e sovercherie perché a farne le spese sono solo i cani e gli incivili rimangono al loro posto. Ho anche letto che si dice che le associazioni ci lucrano e vogliono che il canile si riempia, vorrei capire che vantaggio abbiamo noi a far riempire un canile, a farci affidare cani e gatti prima ancora che entrino lì per salvargli la vita e vivere una vita di sacrifici per loro. Neanche a noi piacciono gli animali in gabbia, io personalmente sono una di quelle che li lascia vivere in strada se non costituisce pericolo per la loro incolumità e non accetto che si dica una tale falsità, salvo che non possa essere dimostrata e dal canto mio sono assolutamente certa della mia posizione e che non abbiamo alcun fine di lucro”.

 

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