Capaci, l’Italia non dimentica: un 23 maggio diverso nella forma, ma non nello spirito

Un altro anno è passato, ma il loro ricordo continua a vivere. Il 23 maggio del 1992 la Sicilia e l’Italia venivano scosse da un sanguinoso attentato sull’autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Rocco DicilloAntonio Montinaro e Vito Schifani. 28 anni dopo, il 23 maggio è ancora una volta il giorno del ricordo, il giorno di quella “Palermo chiama Italia” che quest’anno irrimediabilmente avrà una forma diversa, ma non per questo sarà meno sentita.

L’emergenza sanitaria ha stravolto il consueto programma. In mattinata la deposizione di una corona floreale ai piedi del monumento lungo l’autostrada A29 e un’altra alla caserma Lungaro. Di pomeriggio, invece, alle 17.58, sotto l’albero Falcone in via Notarbartolo, il minuto di silenzio per ricordare le vittime di mafia. Ma non ci sono saranno assembramenti, ma solo le persone necessarie per conferire dignità al momento.

Non sono previste “parate“, non per quest’anno. Mancherà il fiume di ragazzi che affolla le vie di Palermo già dal primo mattino, con l’arrivo della “nave della Legalità”. Non ci saranno i due cortei, quelli che partivano dall’aula Bunker e da via D’Amelio, e che da 27 anni confluivano sotto l’albero Falcone, “invadendo” la zona a perdita d’occhio. L’invito della fondazione Falcone è invece quello di appendere un lenzuolo bianco dal balcone di casa e ad affacciarsi alle 18. Un gesto simbolico e spettacolare per testimoniare anche da casa che Palermo non dimentica.

Ed è anche per questo che in fondo lo spirito della Giornata rimane intatto. Giovanni, Paolo, e tutte le vittime innocenti di una guerra che non è ancora finita, devono continuare a vivere dentro di noi, ogni giorno, in ogni gesto, in ogni parola. Anche e soprattutto senza telecamere a favore.

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