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Caporalato nell’agrigentino, sgominata un’organizzazione che sfruttava lavoratori dell’Est

È stata smantellata in provincia di Agrigento una organizzazione criminale che faceva giungere in provincia lavoratori dell’Est con visto turistico per poi sfruttarli nelle campagne per pochi euro all’ora. Sette le persone fermate dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento e del nucleo Ispettorato del lavoro in esecuzione dei provvedimenti della Procura.

L’operazione, denominata “Ponos”, è partita a maggio scorso ed è stata svolta con intercettazioni, pedinamenti e attraverso le riprese di sofisticate telecamere. Come testimoniano i filmati dei carabinieri, le vittime venivano stipate, anche in 40, all’interno di furgoni adibiti al trasporto, per poi essere costrette a lavorare nei campi, sotto il costante controllo dei caporali, anche per 10-12 ore senza sosta, sia sotto il caldo torrido, sia con la pioggia battente.

C’erano due donne, originarie della Repubblica Slovacca, a capo della organizzazione: con l’aiuto di due italiani, le donne reclutavano nell’Est Europa i braccianti. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dal sostituto Gloria Andreoli, ha interessato i Comuni di Agrigento, Campobello di Licata, Favara, Palma di Montechiaro, Canicattì, Riesi, Butera e Mazzarino nel Nisseno.

Sarebbero più di 100 i lavoratori sfruttati, costretti a lavorare in condizioni disagiate, sottopagati, senza il rispetto della normativa sulla sicurezza e sotto il costante controllo e la minaccia di sorveglianti. Le ipotesi di reato contestate sono associazione per delinquere, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Sette i fermi eseguiti nella notte, ma c’è una ottava persona ancora ricercata. Gli indagati sono numerosi e le indagini sono ancora in corso nei confronti di diverse decine di persone.

AGGIORNAMENTO: Le due donne, madre e figlia, ritenute le principali indagate, restano in carcere. Per altri tre indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari, per due l’obbligo di dimora nel comune di residenza e per uno solo dei fermati è stato applicato l’obbligo di firma. Sono queste le decisioni del gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto. Il fermo non è stato convalidato per nessuno degli otto perché il magistrato ha ritenuto che non vi fosse alcun pericolo di fuga, unico requisito che lo giustifica. Al tempo stesso, però, ritenendo che vi fosse un quadro indiziario solido, ha applicato per tutti delle misure cautelari.

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