Caso Arata, ai domiciliari un altro funzionario della Regione e un imprenditore

Parla Nicastri, ai domiciliari un altro funzionario della Regione e un imprenditore

Ci sono altre due persone arrestate in Sicilia nell’ambito dell’inchiesta su Paolo Arata: il provvedimento restrittivo, eseguito dalla Dia di Trapani nel corso di un blitz, riguarda Giacomo Causarano, ex funzionario dell’assessorato regionale all’Energia e l’imprenditore messinese Antonello Barbieri. Entrambi sono agli arresti domiciliari.

Il nome di Causarano era già venuto fuori nei mesi scorsi: l’arresto è scattato con l’accusa di corruzione mentre a Barbieri viene contestata l’intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e corruzione, secondo l’accusa sarebbe socio occulto di Arana e Nicastri. Causarano è il secondo funzionario della Regione che viene arrestato in quest’inchiesta, dopo Alberto Tinnirello, anche lui funzionario dell’assessorato regionale all’Energia.

L’inchiesta che ha già fatto molto clamore nelle scorse settimane ha portato all’arresto del consulente della Lega Paolo Arata, accusato di essere socio occulto dell’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri, ritenuto vicino al latitante di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, anche lui arrestato tre settimane fa.I nuovi arresti sarebbero anche la conseguenza delle dichiarazioni di Vito Nicastri che dopo l’arresto ha deciso di collaborare con i magistrati.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dal pm Gianluca De Leo e condotta dalla Dia di Trapani, ha svelato un giro di mazzette alla Regione siciliana. Arata e Nicastri avrebbero pagato tangenti a diversi funzionari per avere agevolazioni nei loro affari nel campo delle energie rinnovabili. L’inchiesta, nei mesi scorsi, ha portato all’arresto anche dei figli di Arata e Nicastri, Paolo e Manlio, oltre che di Alberto Tinnirello.

Una tranche dell’indagine, che ipotizza il pagamento di una tangente di 30mila euro all’ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri per l’approvazione di un emendamento che avrebbe dovuto far ottenere finanziamenti ai due soci, è stata trasmessa a Roma per competenza. Secondo gli investigatori, Causarano sarebbe stato il trait d’union tra Nicastri e Tinnirello, il funzionario che firmava le autorizzazioni necessarie all’imprenditore per la realizzazione di due impianti di biometano.

Il progetto era ottenere  l’Autorizzazione Unica da parte della Regione. La mazzetta pattuita sarebbe stata di 500mila euro. I primi centomila sarebbero già stati consegnati, il resto doveva essere versato alla firma dell’autorizzazione. Gli impianti dovevano essere costruiti a Francoforte e Calatafimi. In realtà Nicastri aveva intenzione di vendere il progetto, con tutte le autorizzazioni ottenute, a grosse imprese: affare che avrebbe portato al “re dell’eolico” tra 10 e 15 milioni. Barbieri, invece, sarebbe stato socio di Nicastri fino al 2015, poi avrebbe ceduto le sue quote ad Arata per 300mila euro.

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