Caso Arata – Nicastri, l’assessore Turano sentito dai pm: molti “non ricordo”

Dopo gli interrogatori di Gianfranco Micciché e Toto Cordaro, i pm hanno sentito anche l’assessore regionale siciliano alle Attività produttive Mimmo Turano come persona informata sui fatti nell’inchiesta che vede al centro l’imprenditore Vito Nicastri e il faccendiere Paolo Arata, arrestati insieme ai rispettivi figli e a due funzionari della Regione per un presunto giro di tangenti per facilitare il rilascio di autorizzazioni per la realizzazione di impianti di energie rinnovabili.

Turano ha dovuto riferire su due incontri avuti – uno dei quali in presenza del presidente dell’Ars Miccichè – con i due Arata. L’audizione dell’assessore in qualità di testimone si sarebbe caratterizzata per molti “non ricordo” e per delle incongruenze con quanto emerso dall’inchiesta.

Miccichè aveva raccontato ai pm di essere stato messo in guardia da Turano dal proseguire i rapporti con Arata in quanto l’assessore sapeva che Nicastri, già allora sospettato di legami mafiosi, era socio occulto dell’imprenditore. Circostanza indirettamente confermata ai pm dal figlio del faccendiere, Francesco Arata. Oggi Turano ha negato il fatto dicendo intanto di non ricordare che all’incontro fosse presente il figlio del faccendiere, e poi ricollegando la sua diffidenza verso gli affari dell’imprenditore a motivi politici. In ballo c’era la realizzazione di un impianto di biogas a Calatafimi.

“Sono sempre stato contrario a quell’impianto per motivi politici”, ha detto ai pm Turano di fatto negando di avere messo in guardia Micciché per la presenza dietro le quinte di Nicastri. Oltre al presidente dell’Ars i pm avevano sentito, la scorsa settimana, l’assessore al Territorio Totò Cordaro che, nonostante le pressioni ricevute anche da Gianni Letta, si sarebbe rifiutato di incontrare Arata. La prossima settimana sarà la volta dell’assessore all’energia Alberto Pierobon.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI