Caso Arata, Nicastri: “Non serviva pagare tangenti ai politici ”

Non nega di avere pagato tangenti in lungo e in largo ma mai ai politici “perché non serviva”.

E’ quanto si legge in alcuni verbali con le deposizioni di Vito Nicastri, depositate al tribunale del riesame di Palermo.

Nicastri, sostiene, inoltre, che anche il suo socio occulto, il faccendiere vicino alla Lega Paolo Arata, pur avendolo proposto, non pagò alcun esponente politico.

Davanti al riesame vi sono le richieste di scarcerazione dei due Arata, padre e figlio, e di Alberto Tinnirello, dirigente del Servizio “tre” dell’assessorato regionale all’Energia, che si trova ai domiciliari.

I provvedimenti restrittivi erano stati emessi dal Gip Guglielmo Nicastro, che aveva accolto le tesi del procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e del sostituto Gianluca De Leo.

Sulle orme del padre, anche Manlio Nicastri ha cominciato a fare ammissioni, anche se la sua collaborazione è all’inizio e viene vagliata con attenzione.

Le dichiarazioni di padre e figlio confermerebbero il quadro dell’inchiesta della Dia di Trapani, di un sistema di tangenti per comprare le autorizzazioni regionali finalizzate alla realizzazione di lucrosissimi impianti di energie rinnovabili.

“Ma non serviva pagare i politici” per sbloccare le autorizzazioni, ma i funzionari regionali.

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