Caso Gregoretti, Salvini in udienza a Catania: “Rivendico quanto fatto, non cambio idea”

Si è svolta oggi a Catania la seconda udienza preliminare del procedimento sul caso della nave Gregoretti (risalente al luglio 2019) e sulla richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, presente in aula mentre in mattinata è stato rinviata l’udienza dell’analogo procedimento “Open Arms” a Palermo. Nell’aula bunker del carcere di Bicocca sono stati chiamati a deporre come testimoni gli ex ministri dei Trasporti, Danilo Toninelli, e della Difesa, Elisabetta Trenta.

Mentre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sarà sentito il prossimo 28 gennaio (alle 10.30, a Palazzo Chigi dal Gup di Catania) come testimone, Salvini oggi ha reso delle dichiarazioni spontanee: “In aula ho ricordato due passaggi del presidente Conte che ha detto ‘abbiamo lavorato noi per la ricollocazione e poi lo sbarco’; noi e poi; sono due paroline che per quanto mi riguarda mi fanno dire che il processo finisce qui. Conte ha detto pure che lui e Mogavero hanno lavorato ai ricollocamenti e poi consentito lo sbarco. Se ne sono presa la responsabilità, pensava di farmi un torto, invece mi ha favorito”.

Salvini sostiene la bontà del proprio operato: “Rivendico con orgoglio quello che ho e abbiamo fatto: a differenza degli altri non cambio idea sulla base delle convenienze. Per me coerenza e dignità sono due parole che hanno un valore. No come Toninelli: su due ore in aula per un’ora e mezza ha detto che non si ricorda e che comunque non era responsabilità sua. Io mi assumo, con i colleghi che erano con me, totalmente e con orgoglio il successo delle politiche di contrasto all’immigrazione clandestina. Trenta? Non era un ministro politico, ha risposto con tranquillità e serenità in base a quello che competeva. Toninelli è stato lì due ore a ripetere ‘non so’ o non c’era. Non giudico, magari ha ragione lui, ma io mi prendo la responsabilità e la rivendico ogni volta che faccio qualcosa”.

L’ex ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha affermato (rispondendo a una domanda dell’avvocato Bongiorno): “La linea del Governo era quella di fare interessare gli altri Stati europei al collocamento dei migranti. Ma ogni sbarco era un caso a parte”. Mentre quando gli è stato chiesto se “ricordasse di avere firmato questo divieto di ingresso di transito e sosta che poi viene annullato dal TAR”, lui ha risposto: “Non ricordo, è passato tanto tempo…”. Ai giornalisti invece dice: “Quello che sta avvenendo nell’aula è che l’uomo forte che a parole si vanta di aver difeso i confini italiani sta tentando di scaricare su di me le responsabilità, affermando che l’assegnazione del porto sicuro non spettava al Ministero dell’Interno ma a quello dei Trasporti. Ma la legge parla chiaro”.

Proprio l’avvocato difensore di Salvini, Giulia Bongiorno, ha sottolineato poi presunte carenze documentali: “Siamo rimasti molto perplessi dal fatto che la documentazione pervenuta è parziale e lacunosa. Non consente affatto in maniera completa di accertare quanto avvenuto. Dai ministeri sono arrivati schede operative degli sbarchi, non hanno inviato altro sul ruolo del premier e del ministro degli Esteri. La documentazione sullo scambio di mail a me è arrivata ma non è stata al Gup”.

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