Cgil Palermo, eletta la nuova segreteria: Piastra e Tirreno entrano nell’esecutivo

L’assemblea generale della Cgil Palermo ha eletto la nuova segreteria provinciale, con due novità all’interno dell’esecutivo: al fianco del segretario generale Enzo Campo, confermato dopo il Congresso del 20 ottobre, lavoreranno anche Francesco Piastra (dall’aprile del 2015 segretario generale della Fillea Cgil Palermo) e Anna Maria Tirreno (cancelliere presso il Giudice di Pace di Palermo, da anni nel direttivo della Fp Cgil e della Cgil Palermo).

Il nuovo gruppo dirigente è stato eletto con oltre il 90 per cento dei consensi e vede riconfermati nell’incarico la segretaria Cgil Alessia Gatto, dipendente del call center di Almaviva, che ha seguito in questi quattro anni i settori del mercato del lavoro, delle politiche sociali, giovanili, territoriali e di genere, e Calogero Guzzetta, segretario d’organizzazione, ex segretario generale della Flc Cgil Palermo, responsabile delle politiche organizzative, dei migranti, del coordinamento dei servizi e dei rapporti con Sunia, Federconsumatori e Auser. L’elezione è avvenuta alla presenza del segretario generale Cgil Sicilia Michele Pagliaro.

Il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo afferma: “Da Palermo andremo in tanti alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil del 9 febbraio a Roma per sottolineare con la nostra presenza che la legge di bilancio del governo ha lasciato troppe questioni irrisolte a partire dallo sviluppo del Mezzogiorno, dai temi del lavoro, delle pensioni, del fisco, delle infrastrutture”.

“Col nuovo esecutivo proseguiremo l’impegno per la crescita e lo sviluppo di Palermo e della nostra provincia – ha proseguito Campo – Apriremo una fase di vertenzialità territoriale e sociale a partire dalla Sanità, con un monitoraggio delle strutture ospedaliere esistenti. Quello delle strade invivibili, con interi comuni isolati, è un altro dei temi che non può più essere tralasciato, assieme a quello degli investimenti per le infrastrutture. Tra i nostri obiettivi prioritari il reinsediamento dell’industria manifatturiera, i servizi che possono diventare risorse, dall’acqua ai rifiuti, e il tema della precarietà, non solo di chi non ha un lavoro ma di chi ha un lavoro povero, come i tanti impiegati nelle cucine degli alberghi o dei ristoranti del percorso arabo-normanno che, dietro le luci della ribalta, prendono tre euro all’ora per un lavoro di otto, dieci ore al giorno”.

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