Cittadini (Aiop): “Anche in sanità serve una fase 2 per le prestazioni no-Covid”

“Leggiamo con sgomento che molti pazienti oncologici, cardiopatici o con altre patologie, hanno paura di andare in ospedale e nel frattempo registriamo un incremento delle morti per motivi assolutamente non connessi al coronavirus. Bisogna immaginare anche una Fase 2 per quello che attiene gli aspetti sanitari”.

Lancia l’allarme Barbara Cittadini, presidente nazionale di Aiop, l’Associazione italiana spedalità privata che rappresenta gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e le case di cura private, accreditate e non.

“Si è creata una paura – dice la presidente – ingenerata probabilmente da un eccesso di comunicazione di vario tipo, professionale e non professionale, che invece bisognerebbe ricondurre alla ragionevolezza. Serve una comunicazione chiara da trasferire ai cittadini i quali devono sapere che ci sono ospedali Covid e no Covid e siccome ci vorrà del tempo per sconfiggere il virus bisogna far ripartire anche quelle attività sanitarie che fino ad ora abbiamo considerato differibili”.

Ormai, tutti gli ospedali pubblici e privati seguono regole precise per l’ingresso degli utenti. “Gli accessi agli ospedali no Covid, che abbiamo custodito finora come luoghi protetti, sono regolamentati dai triage, che seguono protocolli di sicurezza, proprio per evitare di far entrare in ospedali sicuri pazienti che non lo sono”, sottolinea Barbara Cittadini.

“Nella fase della piena emergenza non abbiamo posto problemi economici, ma oggi cominciamo a riflettere anche su questo, perché ci sono strutture che hanno avuto in queste settimane una flessione tra il 50 e il 70 per cento. Gli ospedali Covid hanno avuto una normativa che, seppur incompleta e che demanda ad un decreto attuativo, può contare su un percorso già definito, con un acconto mensile pari al 70% rispetto a quello che prendevano negli anni precedenti”.

“Gli ospedali, che hanno gestito l’emergenza hanno trasformato posti-letto per acuti in rianimazione dovendo affrontare rischi, sostituzione di personale che si è ammalato, quell’acconto non tiene l’equilibrio economico delle aziende. Le strutture no Covid, destinate a gestire altre patologie oggi sono svuotate, ma sono state precettate per gestire l’eventuale trasferimento dagli ospedali pubblici di quei malati che non possono più essere ricoverati per la trasformazione delle strutture in Covid, nel frattempo hanno mantenuto il loro assetto organizzativo, strutturale, tecnologico e di risorse umane che avevano prima dell’emergenza. Non hanno fatto ricorso a cassa integrazione, hanno mantenuto e mantengono una serie di costi che devono essere tenuti in considerazione”.

“Tutto lo sforzo umano professionale e tutti gli strumenti, a partire dai dispositivi di protezione individuale che utilizziamo per gestire la fase emergenziale, hanno una incidenza economica e allora – osserva Cittadini – credo che si debba anche riprogrammare, pur avendo un sistema sanitario nazionale che, è vero che si basa su presupposti fondamentali, ma lo dobbiamo dotare di strumenti e risorse che consentano di garantire ai pazienti una risposta puntuale ed efficiente rispetto alla loro domanda di salute”, conclude la presidente Aiop.

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