Ars: Musumeci si infuria, urla e va via, Miccichè sospende la seduta tra gli applausi

Fuori programma “esplosivo” all’Ars. È successo tutto intorno alle 17.00 nel mezzo del dibattito già piuttosto rovente sulla Finanziaria. Protagonista, inaspettato, il Governatore Nello Musumeci. Alla richiesta di voto segreto su un emendamento alla legge di stabilità, il governatore si è infuriato con l’onorevole Luca Sammartino di Italia Viva e urlando gli ha detto: “Vado via, mi auguro che di lei si possa occupare ben altro Palazzo”. Dagli scranni le urla: “E’ una minaccia, vergogna”.

Il presidente Gianfranco Miccichè è stato costretto a sospendere l’aula ma il” confronto” infuocato è proseguito fuori dall’aula. Alcuni assistenti parlamentari riferiscono di duri faccia a faccia tra altri esponenti del governo e i deputati di Italia dei Valori. “Preso da un momento di rabbia o confusione il presidente della Regione ha detto una cosa che non doveva dire. Sono dispiaciuto e in grande difficoltà, è un comportamento che non giustifico – ha detto Miccichè prima di sospendere temporaneamente la seduta -. Nessun deputato può essere incolpato del fatto che esiste il voto segreto. Quello del presidente della Regione è un intervento che non andava fatto e a lui chiederò un chiarimento sulle parole che ha pronunciato”. A quel punto le parole del presidente dell’Ars sono state salutate da un fragoroso applauso dell’Aula.

I capigruppo delle opposizione Nicola D’Agostino, Claudio Fava, Giuseppe Lupo e Giorgio Pasqua hanno commentato duramente: “L’intervento del presidente Musumeci costituisce un offesa grave e senza precedenti nei confronti di tutto il Parlamento siciliano. Apprezziamo la censura immediatamente espressa dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. Crediamo che mettere in discussione le prerogative di un’assemblea parlamentare e offendere l’onorabilità dei suoi deputati, come ha fatto Musumeci, sia un comportamento irricevibile e incompatibile con l’alta responsabilità della funzione che ricopre”.

Luca Sammartino, indagato dalla Procura di Catania per corruzione elettorale, aveva chiesto il voto segreto su un emendamento del M5s a una norma della legge di stabilità che stanzia fondi per lo sport. Musumeci lo ha affrontato con durezza esclamando: “La sua richiesta non fa onore né a lei ne a questo parlamento. In un momento in cui tutta la comunità siciliana si aspetta chiarezza, lei nel voto alla legge di stabilità chiede il voto segreto. Si vergogni. E per protesta lascio l’aula. Mi auguro che di lei e di quelli come lei si possa presto occupare ben altro Palazzo”.

L’Aula è ripresa un’ora dopo, intorno alle 18 e alle 18.55 una nota di Palazzo d’Orleans ha ribadito e ampliato il concetto di Musumeci. “Mentre in Sicilia c’è gente che ha perso il lavoro e muore di fame, nel Parlamento siciliano c’è ancora chi si diverte con i giochini di Palazzo. L’ho detto in Aula, come sempre, senza ipocrisia e senza reticenze. Lo ripeto: giudico eticamente vergognoso che un deputato possa chiedere il voto segreto durante l’esame di questa legge finanziaria, al posto di offrire ai siciliani chiarezza e trasparenza del proprio voto. Il fatto è ancora più grave se si pensa che le proposte in esame sono state concepite per sostenere in emergenza coronavirus famiglie, imprese e associazioni, messe in ginocchio dalla più grave crisi del Dopoguerra. E pensare che le misure in discussione sono frutto di un mio confronto preventivo con tutti i capigruppo parlamentari e poi discusse e concordate in commissione Bilancio. Basta con gli egoismi di partito sulla pelle dei siciliani! Il Parlamento deve essere la sintesi degli interessi legittimi della gente, non degli intrighi coperti dal voto segreto, mantenuto in vita soltanto in Sicilia”.

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