Commissione antimafia, Fava: “Nella provincia di Enna ci sono le mani dei boss sui fondi UE”

Il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, è intervenuto in conferenza stampa dopo le audizioni che la Commissione ha fatto in prefettura e ha ribadito la massima riservatezza della Procura di Enna sull’indagine che riguarda incarichi dati a esterni all’Azienda sanitaria provinciale, il concorso per l’ufficio legale dell’Asp (l’attuale dirigente ha un periodo di ferie di 365 giorni) e la presenza nella lista a sostegno del sindaco uscente Maurizio Dipietro, appena rieletto, di dodici candidati che sarebero dipendenti dell’Asp o a essa legati da contratti di lavoro.

“Sappiamo solo che la procura ha delegato la squadra mobile per approfondire questi tre filoni – afferma – . Noi non abbiamo chiesto, né ci sono stati forniti elementi ulteriori. Il dato che preoccupa la Commissione, per le conseguenza che potrebbe avere, è la grande capacità della mafia di attrarre e disporre di fondi comunitari legati all’agricoltura da parte, non soltanto di famiglia legate a Cosa nostra ennese, ma anche di clan di altre province che vengono a fare incetta di aziende e terreni per potere poi sfruttare i fondi comunitari attraverso processi di falsificazione di tutto l’iter amministrativo”.

Fava parla di una serie di collusioni tra imprenditori agricoli e professionisti (notai e avvovati) disposti a certificare il falso e le disattenzioni degli enti che avrebbero dovuto controllare.

“In due anni sono stati messi a disposizione di questo territorio, ci ha detto la Guardia di Finanza, 80 milioni di contributi della Comunità Europea – dice – . La sensazione e la preoccupazione è che una parte significativa non sia servita a dare ristoro all’economia locale, ma sia servita ad alimentare i profitti privati di chi ha costruito un iter criminale attraverso una somma di progressive falsificazioni per ottenere questi fondi, pur non avendone diritto”.

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