elezioni comunali ballottaggi comuni siciliani 12 maggio 2019

Comunali, ultimi ritocchi alle liste e qualche fibrillazione. M5S, nuovo esame

Il barometro, casereccio, sulla politica siciliana, segna tempo instabile. Soprattutto, per le forze di centrodestra che sostengono il governo regionale, presieduto da Nello Musumeci. Mercoledì, scadono i termini per le elezioni amministrative del 28 aprile e si avverte qualche fibrillazione qua e là. Anche se si voterà in appena 34 comuni, che all’origine erano 36. Nell’elenco originario erano compresi anche San Cataldo (Caltanissetta) e Mistretta (Messina) che la settimana scorsa sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.

Acque agitate si registrano anche a Gela, dove una parte del Pd potrebbe convogliare il consenso su un candidato non propriamente di sinistra e che potrebbe essere gradito ad una parte del centrodestra. Ma bisogna attendere le ore 12 del 3 aprile, mercoledì appunto, quando si potranno constatare quali scelte saranno effettuate. In queste ore, come è facilmente immaginabile, le “linee” telefoniche sono roventi.

In Sicilia, le elezioni amministrative non sono state accoppiate alle europee del 26 maggio: non tanto, come ha criticato qualcuno, per buttare via i soldi dei contribuenti ma per consentire a questi comuni di avere i nuovi amministratori eletti ed insediati nelle loro cariche, perché il 30 di aprile si voterà per eleggere i presidenti e le assemblee dei Liberi consorzi comunali e le assemblee delle Città metropolitane. In quest’ultima fattispecie, la carica di “sindaco metropolitano” è affidata al sindaco della stessa Città metropolitana: a Palermo, Leoluca Orlando; a Catania, Salvo Pogliese; a Messina, Cateno De Luca. Questo il vero motivo per cui non ci sarà l’”election day “.

Elezioni amministrative che stanno acuendo le polemiche all’interno dei partiti per la scelta dei candidati sindaci. Per esempio, a Monreale, una parte del centrodestra, con Forza Italia in testa, ha deciso di ricandidare Salvino Caputo, mentre Diventerà Bellissima sosterrà la candidatura di Alberto Arcidiacono. Inoltre, ci sarà un candidato della Lega di Salvini. La coalizione di centrosinistra, invece, riproporrà il sindaco uscente Piero Capizzi che, nelle elezioni del 2014, oltre ai voti del Pd ha avuto anche quelli dell’Udc e dei Popolari. Cosa accadrà il 28 aprile è tutto da scoprire.

E, in generale, le scorie che rimarranno sullo scontro delle amministrative, rischiano di ripercuotersi sugli accordi per le elezioni nei Liberi consorzi comunali. Una elezione a cui i cittadini – elettori non potranno partecipare, perché si tratta di elezioni di secondo grado e, pertanto, potranno votare solo i consiglieri comunali e i sindaci in carica (il voto di ognuno avrà un valore diverso, in base agli elettori rappresentati). I partiti delle varie coalizioni dovranno mettersi d’accordo per spartirsi le cariche. Come si faceva ai tempi delle Amministrazioni straordinarie delle Province o con le assemblee delle Usl nei primi anni Ottanta.

L’Udc e i Popolari, che avranno candidati nelle liste di Forza Italia per le Europee, continueranno, per esempio, a sostenere Capizzi a Monreale o nel patto di ferro stipulato per le Europee voteranno per Caputo? Non è improbabile, anche perché le elezioni locali seguono ben altre logiche. E, comunque, per fortuna, l’ultima parola spetta ai cittadini che dovranno valutare i candidati e soprattutto, chi si presenta per chiedere il secondo mandato.

Le elezioni amministrative degli ultimi anni, hanno visto il proliferare di liste civiche, anche se in poche riescono a superare lo sbarramento del 5 per cento. Però, i voti che conquistano sono validi per l’elezione del sindaco. Quindi, anche in questa tornata ci saranno tante liste civiche che saranno gettate nella mischia, tipo reti da paranza.

Unico capoluogo di provincia interessato da questa tornata elettorale è Caltanissetta, dove Forza Italia ha già deciso di puntare su Giarratana e il Movimento 5 Stelle su Gambino. Anche Gela sarà un banco di prova sulla tenuta del movimento fondato da Beppe Grillo. L’ex sindaco messinese fu prima buttato fuori dal partito e poi sfiduciato. Dal momento che Caltanissetta è la provincia di riferimento del vicepresidente dell’Ars è evidente che lì il Movimento 5 Stelle si gioca molto. Da segnalare che sette liste “civiche” rischiano di non essere ammesse perché al momento della raccolta delle necessarie 400 firme erano prive dell’elenco dei candidati e dei rispettivi dati anagrafici. Deciderà la commissione elettorale

Ma in ogni caso, dopo il forte ridimensionamento subito in varie zone d’Italia nelle ultime votazioni regionali, queste elezioni saranno un ulteriore banco di prova per i pentastellati, per quanto siano pochi i comuni al voto.

AMMINISTRATIVE IN SICILIA, DOVE E QUANDO SI VOTA

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