Confisca da 6,8 milioni a un imprenditore nel Messinese: aveva rapporti coi “tortoriciani”

Una confisca di beni per un valore di 6.8 milioni di euro è stata effettuata nei confronti di un imprenditore di Naso, in provincia di Messina.

L’uomo avrebbe intrattenuto profondi rapporti con esponenti di spicco dei clan mafiosi dei “tortoriciani” e già nel 2005 era stato condannato per usura. Un funzionario di banca, infatti, nel tentativo di ripianare la situazione debitoria creata a carico del proprio istituto di credito, si sarebbe rivolto a diversi soggetti tra i quali l’imprenditore per ottenere prestiti rilevatisi poi di natura usuraria.

La Direzione Investigativa Antimafia, nel 2017, aveva avviato complesse indagini economico finanziarie che hanno portato prima al sequestro e poi alla confisca del patrimonio illecitamente accumulato del valore di circa 6.800.000 euro nei confronti dell’imprenditore.

A fine settembre si è concluso l’iter processuale con sentenza della Corte di Cassazione che prevede la confisca definitiva e l’acquisizione tra i beni dello Stato del patrimonio. Il provvedimento comprende anche il 50% di una società tuttora operativa nel settore della macellazione e commercializzazione di pellame, nonché il 20% di un fondo consortile, anch’esso operante nel medesimo settore commerciale.

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