pronto il collegato

Conti in rosso, soldi da trovare, debiti da spalmare: la Regione “rimandata” a dicembre

Il giorno di Santa Lucia le Sezioni riunite di controllo della Corte dei conti, in adunanza pubblica, pronunceranno il giudizio di parificazione del consuntivo 2018 della Regione siciliana. Ma non è scontato che tutto fili liscio. Si arriverà al 13 dicembre perché il governo regionale ha esitato nell’inviare ai magistrati tutta la documentazione finanziaria. Fino al mese di settembre, l’assessorato all’Economia ha inviato nuove carte sullo stato delle finanze. Ecco perché si arriverà al giorno di Santa Lucia.

Il disavanzo acclarato ammonta a circa 7 miliardi e 300 milioni di euro; 780 milioni sono stati l’ultima “scoperta”. Un bel gruzzolo che potrà essere spalmato su tre annualità. Per potere diluire questa somma in 10 anni, si aspetta il verdetto del Ministero delle Finanze che dovrebbe ratificare l’accordo raggiunto in sede di Commissione Paritetica Stato – Regione. Ratifica che, per quel che se ne sa, non è ancora arrivata. Per questo motivo, il giudizio di parificazione potrebbe contenere pesanti prescrizioni che potrebbero mettere in seria discussione la redazione del bilancio 2020-2022.

La situazione debitoria della Regione, per le sue enormi criticità, è certamente figlia dei tanti Governi che si sono succeduti a partire almeno dagli anni ’90: se ne parlerà a Sala d’Ercole martedì prossimo, quando è previsto un dibattito sulla delicatissima questione venuta a galla nel corso del dibattito all’Ars sul collegato della commissione Cultura: molti emendamenti, contenuti nel disegno di legge, sono stati dichiarati inammissibili perché privi di copertura finanziaria. Dopo alcuni giorni di lavori assembleari andati a vuoto, il presidente del Parlamento siciliano, Gianfranco Miccichè, ha inviato una lettera al presidente della Regione, Nello Musumeci, per chiedergli se i soldi c’erano o no. Per l’assessore Armao non ci sarebbero stati problemi di soldi, mentre Musumeci – dopo avere tergiversato – è stato costretto a dire che la Regione non ha neanche un centesimo. Quindi, sono stati approvati solo gli emendamenti che non comportavano spesa.

Martedì sarà l’occasione per fare chiarezza sulle effettive disponibilità. Il governo regionale sarà costretto, in ogni caso, a tagliare la spesa. Un’emergenza della quale, pare, non si siano resi conto i dirigenti generali dei singoli dipartimenti che hanno fatto richiesta di 500 milioni in più rispetto allo scorso anno.

Tutto ciò mentre, secondo fonti bene informate, mancherebbero circa 50 milioni di euro per garantire il pagamento degli stipendi e delle pensioni dei dipendenti regionali. Sono spese obbligatorie alle quali non si può derogare. Le casse regionali potrebbero prendere una boccata d’ossigeno se fossero avviati i cantieri relativi ai fondi europei, grazie al versamento di Irpef ed Iva. Anche con i fondi strutturali si gioca al ribasso: la Sicilia è stata autorizzata ad utilizzare fino al 90% dei fondi Ue, ciò significa che il cofinanziamento statale e regionale si riduce al minimo. In pratica, si dimezza il valore dell’investimento. Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha scritto al governo italiano, minacciando di decurtare i finanziamenti nel periodo 2020-2027, se non la smette di sostituire i finanziamenti statali con quelli europei che devono essere aggiuntivi.

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