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Coronavirus, teatro e spettacoli in crisi in Sicilia: appello alla Regione di oltre 90 enti

“Affrontare e superare lo stato di profondissima crisi dell’intero settore – teatro, musica e danza – causata dal blocco totale a tempo indeterminato di ogni attività”. E’ l’appello di ‘Rete Latitudini’ e altri 90 associazioni del settore dello spettacolo alla Regione Siciliana, che hanno formulate le proprie richieste per superare le crisi. A breve si  si terrà un confronto (in videoconferenza) tra l’assessore regionale Manlio Messina e i rappresentanti dell’intero comparto “per chiedere la modifica dei criteri dei contributi per il biennio 2020/21, che per forza di cose non potranno finanziare una programmazione ormai puramente ipotetica per il perdurare dell’emergenza”.

Gli organismi chiedono, “immediato pagamento dei contributi, già stanziati e assegnati per gli anni passati e il reintegro del Furs2019, improvvidamente ridotto” e “la semplificazione e lo sveltimento delle procedure di assegnazione e pagamento dei finanziamenti dal 2020 in poi, adeguandole a quelle adottate per il Fus ministeriale”.

Le organizzazioni chiedono sostegno alle imprese, tutela degli assetti occupazionali e investimenti per la ripresa dell’intero settore, oltre ad esaminare la “la necessaria interpolazione tra Regione e Governo per il corretto impiego degli interventi finanziari dedicati, già stanziati dal Mibact, la cui spesa sarà delegata alle Regioni”. Le associazioni ricordano che “anche in ambito nazionale ed europeo è assodato che l’intero comparto – o quello che ne sopravviverà – non potrà tornare a regime prima della fine del 2021”.

Questi i numeri dello spettacolo dal vivo in Sicilia: oltre 42 milioni di euro, con la produzione di oltre 11 mila spettacoli; oltre 800 luoghi di spettacolo e organizzatori di eventi; 12.156 lavoratori attivi, con 1.443.601 giornate lavorative e retribuzioni per circa 115 milioni (dati INPS 2018); 46 organismi di produzione, di cui 10 pubblici, censiti dal Mibact; oltre 120 organismi, di cui 16 pubblici, censiti dalla Regione, un numero almeno doppio sono quelli che operano stabilmente o periodicamente senza accesso a contributi pubblici.

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