faraone questione morale in sicilia troppe chiacchiere e pochi fatti

Crisi Pd, Piccione contro Faraone è solo la punta dell’iceberg di un partito alla deriva

Teresa Piccione aspetta 24 ore prima di commentare le ultime vicende di casa Pd ma l’attesa non ha smorzato la durezza della sua posizione nè l’amarezza delle sue parole.

“Davide Faraone è il segretario di se stesso”, sintetizza nella conferenza stampa che ha tenuto a Catania insieme agli iscritti a lei più vicini. La decisione della commissione di proclamare Faraone segretario, in assenza di competitor, è per la Piccione una scelta che cozza contro il buon senso. Ed è chiaro che la vicenda non si chiude qua.

Il ricorso alla magistratura – paventato dalla Piccione ancor prima di prendere la decisione di ritirare la candidatura – è ancora tutto da vedere, più probabile – in questo “caldo dopo partita” -che ci sia un ricorso alla giustizia amministrativa per la presunta violazione delle procedure.

Dall’altra parte della barricata, il “segretario regionale” Faraone – punto di riferimento dei renziani in Sicilia – dà appuntamento a sabato alle 12 nella sede del partito di via Bentivegna e sui social lancia l’hastag #porteaperte. Lui va avanti, sebbene è chiaro che rappresenterà, numeri alla mano, poco più della metà del partito.

Partito che – sempre numeri alla mano – è molto meno della metà di quello che era appena cinque anni fa. Chi rammenta il 41% delle Europee sembra fare un’ispezione in un’era geologica passata, la struttura si è sgretolata tra dissidi, lotte di potere e perfino debiti interni che rendono balbettante pure l’ordinaria amministrazione della macchina.

Piccione vs Faraone è soltanto la punta dell’iceberg. Nel partito è lotta su tutti i fronti, il malcontento dilaga, prima o poi prenderà corpo l’ipotesi di una scissione a tutti gli effetti, manca l’uomo forte, in Sicilia come a Roma. I verbali della riunione notturna della commissione per il congresso presieduta da Fusto Raciti racconta di come siano volati gli stracci, di come la dialettica democratica sia ormai sepolta in attesa di chissà quale evento.

Un dissesto di proporzioni tanto grandi da rendere impensabile un recupero di unità per la prossima competizione elettorale che conta, quella delle Europee della prossima primavera.

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