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Curioso record della Sicilia: vanta più mummie dell’Egitto

La BBC racconta la storia delle mummie in Sicilia e dell’unica “scuola” al mondo dedicata a loro ma anche che “la Sicilia vanta il maggior numero di mummie al mondo dopo l’Egitto nonché l’unico campo estivo loro dedicato”, cioé quello di Santa Lucia del Mela, in provincia di Messina, frequentato da studenti provenienti da tutto il mondo.

A raccontarlo è il prestigioso organo d’informazione di Stato del Regno Unito, in un documentario dedicato ad un mondo di tradizione plurisecolare, ma riscoperto solo nel 2007. In quell’anno infatti l’antropologo messinese Dario Piombino-Mascali ha ripreso gli studi su un fenomeno nato nel 1599, quando la preservazione casuale di 45 corpi nel cimitero popolare istituito dai frati cappuccini a Palermo diede vita ad una tradizione.

Oggi possiamo ammirare le mummie (cioè, tecnicamente, corpi che conservano tessuti molli) nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo. Ma come nacque il fenomeno? Specifiche condizioni di sepoltura, sia ambientali che di posizione (i corpi erano disposti si un colatoio inclinato) preservarono quei corpi, ma il fenomeno fu percepito come un miracolo.

Da allora le tecniche di mummificazione furono perfezionate, partendo da Palermo la pratica si diffuse nel resto dell’Italia del Sud fino alla prima Guerra Mondiale, quando cessò del tutto e quei corpi furono dimenticati.
“Migliaia di mummie, molte delle quali non ancora studiate”, spiega Piombino-Mascali. Per questo decise di fondare la Mummy Studies Field School, un percorso di studi anche “sul campo”.

Come spiega una delle studentesse, Vanessa Reiser dell’Università Nebraska-Lincoln, il lavoro non si limita infatti allo studio delle mummie ma anche, ad esempio, di cosa portò alla morte di quegli uomini, donne e bambini.
Tutti provenienti ( tranne le 45 mummie originarie) dalla nobiltà o alta borghesia: le famiglie preservavano i corpi dei loro cari il che richiedeva cure costose, cenava con loro o ne pettinava i capelli.

A che scopo? Perché potessero fornire loro consigli sulla vita, dall’alto della loro saggezza di defunti sepolti insieme ai 45 “santi”, e rappresentare una sorta di medium fra i due mondi. La Grande Guerra pose fine a tutto questo, anche se la tradizione già da decenni era in calo. E questo patrimonio antropologico, in larga parte inesplorato, ci restituirà un quadro di più ampio respiro sulla storia e la cultura siciliane degli ultimi 4 secoli.

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