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“Da qui a 6 anni in Sicilia mancheranno 2.251 medici”, l’allarme di Anaao Assomed

“Da qui ai prossimi sei anni in Sicilia mancheranno ben 2.251 medici del Servizio Sanitario Nazionale“.

È quanto rivela uno studio realizzato dall’Anaao Assomed su tutto il territorio italiano per cercare di capire, specializzazione per specializzazione, regione per regione, quali saranno i settori più colpiti dall’esodo dei medici che andranno presto in pensione grazie alla “quota 100” e dall’esodo dei giovani medici attualmente impegnati nelle scuole di specializzazione verso il settore privato se non addirittura verso l’estero.

“Quelli emersi sono dati sconfortanti. In Sicilia – commenta il segretario regionale siciliano dell’Anaao Assomed Toni Palermo – siamo di fronte ad un’emergenza che se non si dovesse affrontare immediatamente, e forse siamo già in ritardo, non soltanto si butterebbero alle ortiche anni di lavoro per raggiungere standard qualitativi sempre migliori nell’offerta del SSN ma, cosa ancor più grave, peggiorerebbero le difficolta’ nel gestire l’assistenza sanitaria senza più medici preposti alla cura dei cittadini-utenti, che quindi sarebbero costretti ad attendere tempi piu’ lunghi per una visita, un esame o un soccorso sanitario”.

“Non possiamo certo far finta di nulla di fronte a questi numeri – continua Palermo – che ci dicono che circa la metà dei camici bianchi impiegati nella Sanità pubblica andranno in pensione entro il 2025 senza però essere sostituiti da personale giovane e preparato”.

Per l’associazione “tra le specializzazioni la Medicina di emergenza – urgenza sarà quella maggiormente interessata dal fenomeno dell’esodo di medici ormai stanchi di subire di tutto nei vari presidi di Pronto Soccorso, o di rischiare di più in ‘trincea’. Ma anche la Pediatria non sarà da meno”. Palermo si chiede infine “chi curerà i nostri figli e nipoti in futuro?”. “Non vorremmo – dice – che si dovesse verificare anche qui in Sicilia come avvenuto di recente nel Veneto la strana circostanza per la quale verrebbero richiamati a lavorare i medici anziani in quiescenza”.

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