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Dalla vecchiaia ai vaccini, da Dio alla mafia: ecco il Pino Caruso lontano dai riflettori

“Chiamare la longevità vecchiaia significa trasformare una fortuna in disgrazia”.

Comincia così, con uno dei suoi aforismi, un video – messaggio che Pino Caruso registrò nell’ottobre del 2017 per Italia Longeva, rete nazionale di ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva che il 9 di quel mese tenne un evento a Palermo.

Un messaggio che, dopo la triste notizia della sua morte, ‘suona’ come una sorta di testamento culturale del grande attore siciliano, seppur datato un anno e mezzo fa.

“Io non sono vecchio, io sono longevo – dice Caruso – che è una cosa molto diversa”. “La vecchiaia”, però, “una cosa di brutto ce l’ha: non finisce bene”.

Pino-CarusoL’artista palermitano critica chi emargina gli anziani, sottolineando che è come emarginare se stessi perché, anche se non è facile diventare vecchi (“non tutti ci riescono”), è una ‘sorte’ che tocca a tutti.

“Per diventare vecchi – spiega Caruso – c’è una condizione essenziale: bisogna farsi trovare vivi” e, per raggiungere questo obiettivo, bisogna capire la vita, esercitarla e viaggiare… “Viaggiare anche senza bisogno di muoversi, perché leggere è viaggiare nel tempo e nello spazio. La vita s’impara leggendo” e non vivendo perché “ti capitano le cose sotto gli occhi e non le capisci”.

“Il vecchio”, poi, se è giovane di mente è anche un “deposito di conoscenza” e non è detto che un giovane sia più giovane di un vecchio: “Il mondo – dice l’attore – si divide in capaci e in incapaci, non in giovani e in vecchi”. Tra l’altro, tra un giovane incapace e un vecchio incapace, il più pericoloso è il primo perché “il vecchio incapace gli anni che doveva fare, li ha fatti, il giovane li deve ancora fare… e che… ricominciamo daccapo?”.

Poi, sempre nel video – messaggio per Italia Longeva, Caruso affronta il tema delle vaccinazioni: “Da bambino ho conosciuto una ragazza – e allora si moriva di tubercolosi – che è morta ma tre mesi dopo si è scoperta la penicillina”. In sintesi, per Pino Caruso “il vaccino non è una cosa facoltativa ed è fondamentale per la salute così come la cultura lo è per la mente. Se ti vaccini, corri il rischio di campare a lungo”.

In pochi sanno, poi, che Pino Caruso era anche vegetariano. Anche in questo caso c’è un video in cui l’artista palermitano svela i motivi che stanno alla base di questa sua scelta, datato marzo 2011 e caricato sul canale YouTube de ‘La Palermo Vegetariana’.

“Io ero vegetariano prima di nascere – racconta Caruso – avevo 2/3 anni, eravamo a Santa Flavia, dove eravamo sfollati per la guerra e c’era un gallo, bellissimo, tutto giallo e verde, che chiamavo Totò. Un giorno ho visto tremare questo gallo nelle braccia di mia madre e la sera se lo sono mangiati e io ho pianto tutta la notte. Poi, qualcuno più avanti mi ha portato in un mattataoio, come se fosse una cosa divertente, e ho visto uccidere gli animali e da allora non ho mangiato più carne perché era come mangiare un amico”.

Per Caruso, dopo l’affrancamento dalla servitù, la prossima fase della civiltà umana sarà quella del rispetto assoluto per gli esseri viventi: “Il danno, però, purtroppo viene dalla Bibbia perché c’è scritto che Dio avrebbe creato gli animali perché l’umo se ne servisse. Una cosa del genere mi ha fatto cambiare idea non sugli animali ma su Dio. La Bibbia riduce Dio a un’entità incivile”.

Già, il rapporto con Dio di Pino Caruso pare sia stato molto conflittuale e ne sono prova i tanti suoi aforismi con tema (anti)religioso che si possono facilmente trovare sul web. Eccone alcuni:

“Il problema non è la libertà delle religioni ma la libertà delle religioni”; “Nessuno è più pericoloso di chi crede che i propri pensieri siano i pensieri di Dio”; “Il Padretereno peggio non ci poteva fare: difettosi, deperibili e con il vuoto a perdere”; “Credere in Dio, come negarlo, è presunzione assoluta”; “Ma chi ha creato un mondo così? Dio no di certo”; “Quando l’uomo torna alle religioni, è segno che non resta altro da fare che pregare”.

Infine, sulla mafia, la peste contro cui ha agito Caruso con l’arma della cultura, anche guidando le prime due edizioni di Palermo di Scena, festival dell’estate che rilanciò la città dopo la stagione del piombo, un giorno ha detto: “I mafiosi in Sicilia: gli ultimi invasori stranieri fatti in casa”.

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