Daniela Mainenti
La professoressa Daniela Mainenti.

Daniela Mainenti: “Ddl sulla pesca, ecco perché la Sicilia si prepara al salto di qualità”

Nelle prossime settimane all’Assemblea Regionale Siciliana, dopo il vaglio della Commissione Bilancio, giungerà un disegno di legge dal titolo Sicilia Pesca Mediterraneo, sul quale si baserà l’attuazione della politica comune della pesca 2021/2027.

Riccardo Savona, presidente della Commissione Bilancio, del gruppo parlamentare di Forza Italia, ha parlato di “cambiamento epocale”, sottolineando anche l’istituzione di un Fondo di solidarietà per la pesca e l’acquacoltura, destinato a chi perde le risorse produttive a causa di eventi climatici eccezionali”.

Sull’argomento L’Opinione della Sicilia ha contattato la professoressa Daniela Mainenti, docente di diritto e procedura penale presso la Link Campus University di Roma, nonché presidente fondatore e direttore di ricerca del RUO (Research Unit One), Centro di Ricerca che ha sede a Palermo e che ha contribuito alla stesura del ddl.

Riccardo Savona, parlando del Ddl ‘Sicilia Pesca Mediterranea’, ha parlato apertamente di un cambiamento epocale? Perché?

“Perché, per la prima volta, una direzione generale dipartimentale tiene conto di pareri e suggerimenti di tutti gli attori della pesca, facendosi interprete normativo delle relative istanze e traducendole in un ddl, sottoposto al voto d’aula, che raccoglie le diverse istanze del comparto. Ciò grazie a un effettivo confronto costruttivo, basato sulla fiducia reciproca e sulla consapevolezza della necessità di porre in essere, con immediatezza, efficaci strumenti di tutela degli interessi dei singoli, esposti alle conseguenze devastanti che derivano anche dalle innumerevoli difformità applicative della normazione unionale da parte degli Stati Membri”.

Lei ha dato il suo contributo alla stesura del ddl. In che modo?

“Il mio contributo, che poi è quello del centro di ricerca da me diretto, è stato puramente tecnico normativo. Con un’attenzione alla valorizzazione delle buone pratiche”.

Di recente il RUO ha inviato all’UE un dossier sulle quote del tonno rosso, allertando sui potenziali rischi per la salute e per l’economia. Può sintetizzarci quest’azione?

“Dal nostro studio, sulla concentrazione monopolistica delle quote tonno, emerge in fondo una sola evidenza: lo Stato italiano non ha saputo – o voluto? – ben utilizzare le facoltà previste dai regolamenti n. 1005/2008, n. 1224/2009 e 404/2011, con ciò penalizzando il proprio ceto peschereccio, con cui, peraltro, non ha ancora avviato proprio quel confronto costruttivo che invece la nostra regione sembra aver intrapreso. Tale chiusura ha favorito la domanda illegale del pesce, non invertendo il trend verso un consumo sostenibile e consapevole. Appena domenica scorsa, a pranzo in un noto ristorante accanto la Tonnara di Bonagia in provincia di Trapani, ho visto servire ai clienti ricci di piccole dimensioni. Ecco, mi chiedo quando arriverà il giorno che il consumatore finale si renderà conto di sostenere economicamente il mercato illegale e quando invece pretenderà di essere servito da chi rispetta una sana economia rispettosa della risorse marine che sono di tutti noi siciliani”.

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