Depistaggio via d’Amelio, Petralia: “Con Scarantino ho avuto un rapporto fiduciario”

Al processo per il depistaggio della strage di via D’Amelio è continuata la deposizione di Carmelo Petralia, attualmente procuratore aggiunto a Catania ma dal 1992 al 1996 applicato alla Procura di Caltanissetta.

Rispondendo alla domanda sulla necessità di fornire al falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino il numero della propria utenza privata, Petralia ha risposto: “In molti casi di collaborazione con la giustizia quella di fornire il proprio numero di telefono a un collaboratore di giustizia è una necessità che si presenta. Scarantino ritengo non è stato l’unico. Lo hanno fatto anche altri magistrati quando si trovano a gestire un collaboratore. Il rapporto che si instaura tra il collaboratore e i magistrati che lo interrogano è un rapporto fiduciario. Non un rapporto di familiarità o di amicizia, ma un rapporto in cui bisogna capire chi è il collaboratore. Se il collaboratore trova nel magistrato un punto di riferimento per alcune tematiche che riguardano per esempio la detenzione o i problemi familiari in questo caso senza nessuno scandalo è possibile che ci siano queste interlocuzioni”.

L’avvocato Dacquì, difensore di Natale Gambino, costituitosi parte civile, ha chiesto a Petralia se ha mai dato disposizione di interrompere le intercettazioni di Vincenzo Scarantino, durante la permanenza di quest’ultimo a San Bartolomeo a Mare, quando lui o qualcuno della procura doveva interloquire con Scarantino. “Assolutamente no – ha risposto Petralia – Avrei commesso un reato”.

“Scarantino – ha aggiunto Petralia – aveva palesato momenti di preoccupazione. Questo era il tipo di sostegno psicologico, quello di motivarlo a rendere una collaborazione adeguata. Poi c’era la parte che riguardava i suoi problemi quotidiani, i suoi problemi familiari, nei quali è chiaro entravamo molto relativamente. Fermi restando i limiti sociali, culturali e morali, era comunque un soggetto che forniva delle informazioni”.

“Nelle settimane successive alla strage – ha raccontato Petralia – qualcuno inviò un plico anonimo alla Procura in cui vi era disegnato un soggetto che raffigurava Scarantino. Nella lettera si parlava di lui come coinvolto nella strage. Ho delle mie idee su chi abbia inviato quel plico, ma non posso dirlo in questa sede. Non ne parlai con il dottor La Barbera, probabilmente con qualcuno della Squadra mobile”.

In apertura di udienza il presidente del tribunale Francesco D’Arrigo ha fatto presente che è pervenuta una nota da parte di Carlo Marchese, detenuto al carcere di Sulmona, che chiede di essere sentito come persona informata sui fatti. In particolare sul comportamento dei poliziotti Bo, Ribaudo, Mattei.

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