Dirigenza regionale, quella “presunta” mini riforma che scontenta tutti

La Giunta Regionale ha approvato la deliberazione n. 432 del 22 ottobre 2020, Approvazione disegno di legge recante: ‘Norme in materia di personale della Regione Siciliana”. Si tratta, in effetti, semplicemente di una riforma/non riforma delle 3 fasce della dirigenza regionale, che trova poco consenso negli ambienti dell’amministrazione regionale, della società civile ed in ampi settori del Parlamento siciliano che dovrebbe approvarla.

I precedenti governi regionali di Lombardo e Crocetta, anziché procedere ad una organica riforma della burocrazia e della dirigenza regionale per metterla al pari di quella nazionale, hanno preferito intervenire con provvedimenti legislativi, spesso discutibili e contraddittori, che di fatto hanno “precarizzato” la dirigenza ed il personale regionale. Anche l’attuale Governo sembra voler proseguire sulla stessa linea tracciata da quelli precedenti, finendo con il trasformare tutti i dirigenti della terza fascia in dirigenti di serie “B”, non riconosciuti dallo Stato, ai quali è persino impedito di partecipare ai processi di mobilità tra le varie amministrazioni pubbliche italiane.

All’originaria divisione in tre fasce della dirigenza, prevista dall’art. 6 della L R 10/2000, doveva seguire la individuazione di una pianta organica che determinasse il numero e la tipologia di strutture dirigenziali necessarie per l’organizzazione dell’amministrazione regionale e il numero e le qualifiche dei dipendenti del comparto da assegnare ad ogni struttura dell’amministrazione. Si sarebbe poi dovuto procedere a bandire i concorsi interni per accedere alla 1° e 2° fascia dirigenziale. Col trascorrere degli anni, grazie ai pensionamenti della maggior parte dei dirigenti del Ruolo Unico in servizio nel 2000, si sono di fatto esauriti i dirigenti che erano stati inseriti nella 1° e 2° fascia. Attualmente, ad eccezione di una decina di essi, tutti i circa 1.000 dirigenti rimasti in servizio risultano inseriti nella 3° fascia, che invece doveva essere ad esaurimento .

Questa situazione che si è venuta a determinare ha posto sempre crescenti richiami da parte della Corte dei Conti, del Cga e persino dalla Corte Costituzionale, circa la legittimità della nomina nelle strutture dirigenziali di massima dimensione (Dirigenti Generali). Per cui ora il Governo sta cercando di porvi rimedio con questo disegno di legge che indica la dotazione organica della prima fascia in 32 unità e in 900 unita quelli della seconda. Di questi posti previsti nelle due fasce, il 50% viene riservato ai dirigenti in servizio, attraverso procedura selettiva per soli titoli e servizi.

In tal modo si determinerebbe una palese disparità tra i dirigenti in servizio, premiando chi ha ricoperto incarichi di responsabilità superiori, quasi sempre avvenute negli anni per scelta politica e non per merito, e danneggiando tutti gli altri. Presumibilmente, la restante parte dei posti rimanenti nella dotazione organica sarà ricoperta mediante pubblico concorso per esami e titoli, per procedere all’assunzione di altre centinaia di dirigenti mancanti.

Il provvedimento cambierebbe ben poco: invece ritengo che sarebbe più opportuno porre rimedio urgentemente all’ormai pregressa inefficienza dell’apparato burocratico della Regione, che tanti problemi ed inefficienze ha provocato alla società siciliana a causa della cattiva organizzazione, provvedendo a riformare veramente la burocrazia regionale intervenendo con determinazione, lungimiranza e volontà politica, che fino ad oggi nemmeno in questa legislatura si è appalesata. Rinviare ancora tale riforma, significa non voler intervenire per rendere più efficiente ed efficace la macchina burocratica che è chiamata ad applicare e gestire operativamente norme, disposizioni ed indirizzi della parte politica

Occorre ripristinare responsabilità, obiettività ed equilibrio a tutti i livelli, se veramente si lavora per raggiungere l’obiettivo di rendere la Regione amica dei cittadini siciliani e riscattare anche la cattiva nomea e le aspre critiche, spesso immeritate, che non vengono lesinate nemmeno dalla parte politica e governativa verso i dipendenti e dirigenti regionali, nel disperato tentativo di scaricare su di essi le loro inefficienze e responsabilità che hanno determinato il cattivo funzionamento della nostra regione.

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