È morto Philippe Daverio, storico dell’arte: quanti “incroci” con la Sicilia…

È morto a Milano lo storico dell’arte Philippe Daverio. Aveva 70 anni ed era stato ricoverato nelle scorse settimane all’istituto Tumori della capitale lombarda. Era molto popolare per le sue frequenti apparizioni televisive. A Milano aveva ricoperto il ruolo di assessore alla Cultura ma era molto noto in Sicilia dove ha svolto anche l’incarico di consulente per il festino di Santa Rosalia, scelta effettuata nel 2010 dall’allora sindaco di Palermo Diego Cammarata.

Proprio alla Sicilia era legata una delle ultime esternazioni pubbliche di Philippe Daverio che aveva scatenato molte polemiche nell’ottobre scorso. Daverio era presidente della giuria tecnica del premio “Il Borgo dei Borghi” che aveva visto la vittoria di Bobbio (Emilia Romagna) su Palazzolo Acreide (Sicilia) a cui Daverio aveva dato zero in pagella, determinando di fatto la vittoria del borgo emiliano.

In una intervista a “Le Iene” Daverio aveva detto tra l’altro: “Il siciliano è convinto di essere al centro del mondo, per loro tutto ciò che non è Sicilia è quasi intollerabile. Non accetterei la cittadinanza onoraria di Palazzolo perché non amo la Sicilia, avrò il diritto di dirlo. Non ci torno in Sicilia, mi hanno spaventato, ho paura della Sicilia. Il tono usato in questo affare è di minaccia, che fa parte della tradizione siciliana innegabilmente. Sa perché non mi piace il cannolo? Perché ha la forma della canna mozza”.

Dichiarazioni forti che dopo aspri dibattiti mediatici si era risolta con una lettera di scuse dello stesso Daverio, indirizzata al Governatore Musumeci nella quale in sostanza chiedeva scusa ai siciliani “perché ho generalizzato dicendo a tanti ciò che era destinato a pochi facinorosi”.

L’assessore regionale ai Beni Culturali Alberto Samonà ha commentato: “Un rapporto agrodolce, dai toni talvolta accesi, mai tiepidi. Quello di Philippe Daverio con la Sicilia è stato un amore appassionato, viscerale, che a volte ha assunto i toni aspri di chi si sente impotente dinnanzi alla difficoltà di riuscire a cambiare le cose. Philippe conosceva bene la Sicilia, anche nella sua anima sacra, e proprio questo profondo amore non gli rendeva accettabile la rassegnazione di molti Siciliani, il non riuscire a cambiare le cose. Alcune sue affermazioni, da Siciliano, non le ho condivise, ma di certo mancherà la sua passione, il suo curioso ed estroso modo di parlare d’arte, di descrivere il genio umano. Al critico d’arte, all’uomo e alla sua famiglia un pensiero grato”.

MUSUMECI PUBBLICA UN VIDEO SULL’HOTSPOT DI LAMPEDUSA

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