Ebraismo e multiculturalismo, quale futuro per le nostre radici in area mediterranea

L’Hotel Mercure – Excelsior di Catania ha ospitato il convegno sul tema “Ebraismo e multiculturalismo: quale futuro per le nostre radici in area mediterranea”.

All’evento, organizzato dalla Charta delle Judeche di Sicilia e dall’istituto internazionale di Cultura Ebraica con la collaborazione dell’on. Alessandro Pagano (vice presidente del gruppo della Lega alla Camera dei deputati) e moderato da Franca Antoci (giornalista del quotidiano La Sicilia), sono intervenuti: l’avvocato Baruch Triolo padre fondatore della Charta delle Judeche di Sicilia; il Presidente dell’Istituto Internazionale di Cultura Ebraica Attilio Funaro e il vice presidente federale della Lega Giancarlo Giorgetti, e in diretta streaming da Gerusalemme, la d.ssa Fiamma Nirestein, da Tel Aviv il professore Ofir Haivry e da New York il professore Michael Ledeen.

Al centro del dibattito l’accordo di pace tra gli Emirati Arabi e Israele (o di Abram) – firmato lo scorso 15 settembre a Washington – che ha segnato un passo importante per contribuire alla stabilità in Medio-Oriente. “Se c’è la pace – ha detto Fiamma Nirestein – il mondo musulmano rinuncia alla cosiddetta “umma” che nel Corano sta a indicare quel pezzo di terra perduto e che doveva essere doverosamente riconquistato. Cercavamo la pace e con questo accordo finalmente l’abbiamo ottenuta”.

Pace, di cui gli europei non se ne sono resi conto, perché sono abituati a sentir parlare di guerra, di Isis. E d’identità nazionale, in un’accezione puramente negativa. Dopo il crollo del muro di Berlino del 1989, in Occidente l’unica via moralmente giusta è la resa: “Oggi il paese che ospita deve adeguarsi alle tradizioni altrui”, ha affermato Ofir Haivry.

“Forse la soluzione sarebbe quella di un’accoglienza che non ci divida ma che ci unisca e che abbia delle regole”, ha invece auspicato Baruch Triolo. “Ripartendo dalle nostre radici, dalla famiglia, dai valori, dalla fede e dal rispetto dell’altro”, ha aggiunto Attilio Funaro.

“Il multiculturalismo è la promozione del riconoscimento e del rispetto dell’identità linguistica, religiosa e culturale delle diverse componenti etniche presenti nelle complesse società odierne – ha precisato Giorgetti – Non tutte le popolazioni hanno una tendenza naturale a voler incorporare le caratteristiche dei popoli presso i quali si insediano, senza perdere le specifiche caratteristiche della propria cultura e senza entrare in conflitto con la cultura dominante”.

“L’ebraismo è stato contrario a imporre ad altri il proprio credo e la propria cultura – ha concluso Scialom Bahbout, presidente del comitato scientifico dell’Istituto Internazionale di Cultura Ebraica ed ex rabbino capo di Venezia e del Meridione d’Italia -: questo non per chiusura ma perché ogni scelta deve essere libera e rispettata. Il rispetto delle altre culture ha fatto si che gli ebrei abbiamo sempre contribuito alla vita sociale, culturale, scientifica dei paesi in cui sono vissuti, pur continuando a mantenere quelle che erano le proprie norme di natura religiosa. Questa strada dovrebbe essere la via maestra per una società che voglia essere inclusiva, raccogliendo gli stimoli che vengono dalla altre culture”

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