Economia e occupazione: il divario tra Nord e Sud torna ad allargarsi. Le stime di crescita

Il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese (sopratutto il Nord) torna ad allargarsi. E’ questa la principale osservazione del Rapporto dell’Osservatorio Banche-Imprese di economia e finanza (Obi), che sottolinea come la forbice “dopo aver mostrato un contenimento tra il 2015 ed il 2017, si riaffaccia a partire dal 2018”.

Lo studio riporta le stime di crescita media annua del valore aggiunto italiano per il prossimo quinquennio (2019-2023), registrando percentuali più basse al Sud: +0,8% a livello nazionale, Nord-Est a +0,8%, il Nord-Ovest +0,7%, il Centro a +0,9% e il Sud fanalino di coda a +0,6%.

I dati costringono a posticipare l’obiettivo del ritorno ai livelli pre-crisi al periodo 2028-2030 e, secondo il rapporto Obi, certificano un contributo minore apportato dal Meridione all’economia nazionale: “Se nel 2000 il 24,7% del valore aggiunto nazionale era prodotto nelle regioni del Sud, nel 2018 questo contributo si è fermato al 22,8% con una stima per il 2023 fissata al 22,6%”, si legge nel rapporto, che identifica nelle dinamiche socioeconomiche una causa ma anche effetto del calo.

Le difficoltà del Sud riguardano anche l’occupazione: si stima infatti una crescita più contenuta rispetto alle altre aree (+0,6% medio annuo rispetto al +0,8% delle altre aree). Le altre aree del Paese dovrebbe superare i livelli occupazionali pre crisi già nel prossimo quinquennio: nel mezzogiorno tale obiettivo, in base agli attuali ritmi di crescita previsti, si stima possa essere raggiunto solo nel 2026. Nel 2018 l’occupazione nel Mezzogiorno cala al 44,5% (nel 2004 era al 46,3%), mentre sono quasi 600 mila i giovani che negli ultimi 16 anni sono emigrati dal Sud.

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