Elezioni amministrative, la barbarie dello scrutinio e della comunicazione

Più o meno ogni anno, ad ogni santa competizione elettorale che Dio manda in terra, dico e scrivo più o meno le stesse cose: ma davvero, nel terzo millennio, andiamo avanti con sistemi di votazione, scrutinio e comunicazione che appartengono – immagino – ai Babilonesi?

È proprio necessario fare tutta la notte in piedi – giornalisti e lettori – per sapere qual è il dato elettorale di Bompietro o Salaparuta che non sono esattamente come New York? Tutti gli schemini, le tabelline e i grafici che vengono preparati pazientemente alla vigilia del voto diventano inutili se dentro non ci metti informazione concreta.

Non sono Mentana, ma nel mio piccolo una trentina di nottate elettorali in carriera le ho fatte, soprattutto per la Tv. Ma il mezzo non cambia. E francamente anche questa notte abbiamo annaspato, cercando notizie attendibili tra un sito “ufficiale” che annaspava e le segreterie dei sindaci candidati.

Proprio ieri, su una agenzia, ho letto che in Indonesia 272 scrutatori sono morti per la fatica, per lo sforzo di contare i voti delle elezioni dello scorso 17 aprile che sono stati circa 150 milioni. Non ci risulta – per fortuna, ovvio – che scrutatori dell’entroterra nisseno o della costa messinese (la provincia più veloce, probabilmente) ci siano stati morti di fatica. Forse, morti di noia.

Qualcuno, nell’era di internet, riesce a pensare a qualcosa di più efficace di questo sistema elettorale dei nostri bisnonni? O a molti fa comodo che resti così?

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