europee, ci siamo domani i simboli il 17 le liste

Europee: è il giorno dei simboli, il 17 le liste. E ancora tante fibrillazioni

Le elezioni europee si avvicinano a passi da gigante: domani, lunedì 8 aprile, scadono i termini per depositare i simboli delle liste che hanno intenzione di partecipare alla competizione elettorale; mercoledì 17 aprile scadranno i termini per la presentazione delle liste dei candidati. Come è noto, si vota il 26 maggio.

Contrariamente ai test amministrativi che si sono fin qui svolti, dopo il 4 marzo del 2018, le elezioni europee sono squisitamente politiche. E non solo perché ogni partito presenta una propria lista. Non sarà più un confronto tra partiti di centrodestra e centrosinistra, ma bisognerà fare i conti con quello che è stato definito il terzo polo: il Movimento 5 stelle che lo scorso anno, specialmente in Sicilia, ebbe un clamoroso successo. Al punto da non avere più candidati per occupare gli scranni vinti.

A distanza di un anno, però, nello scacchiere politico sono cambiate molte cose, a cominciare dalla vertiginosa ascesa della Lega, almeno nei sondaggi, a fronte di un lento declino dei 5 Stelle che hanno perso finora, sempre secondo le rilevazioni demoscopiche, circa il 15 per cento di consensi, rispetto ad un anno fa. La Lega dovrebbe doppiare i grillini, ma non è detto che ciò accada anche in Sicilia.

Nell’Isola, infatti, il partito di Matteo Salvini non sembra abbia molte chance di ottenere un clamoroso successo. La prima prova saranno le elezioni amministrative di Caltanissetta, unico capoluogo di provincia in cui si voterà il 28 aprile, dove la Lega correrà da sola.

Probabilmente, la vera gara sarà tra Lega e Forza Italia; se la Lega non dovesse sfondare, a trarne i maggiori benefici sarebbe Forza Italia. Infatti, parecchi potenziali elettori della Lega hanno finora votato per il partito di Silvio Berlusconi, considerato da tutti fuori dalla mischia politica. Invece, dopo la riabilitazione, nonostante i malanni, il Cavaliere ha deciso di candidarsi al Parlamento europeo. Quindi, chi si proponeva di votare per Salvini, probabilmente ci ripenserà.

Il commissario regionale della Lega, Stefano Candiani, ha fatto “campagna acquisti”, anche se con discrezione. Qualche sindaco di piccoli comuni e consiglieri comunali, come Igor Gelarda di Palermo, che era stato eletto a Palazzo delle Aquile nelle liste dei M5s. Candiani ha detto no a parecchi deputati regionali, a cominciare da Vincenzo Figuccia, così come ha detto no agli autonomisti di Raffaele Lombardo, disposti a transitare in blocco nella Lega, che nel frattempo non è più quella di Umberto Bossi, cioè secessionista. I lombardiani, per chiudere l’argomento, alla fine si sono accasati con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

La battaglia elettorale, dunque, si annuncia molto combattuta. La Lega farà il pieno di voti anche in Sicilia? Bisogna attendere le 23 del 26 maggio per conoscere la realtà. Molto dipenderà dalla lealtà di alcuni sindaci ed ex parlamentari di Forza Italia: se non ci saranno colpi di coda, i berlusconiani potrebbero confermarsi in Sicilia il primo partito del centrodestra. Ma ci sarà questa strenua lealtà? E’ una domanda da porsi, obbligatoriamente: le indiscrezioni sulla lista di Forza Italia della circoscrizione Sicilia – Sardegna, come è noto, non comprende alcun candidato di Catania.

Si dice che Basilio Catanoso si sia tirato indietro, mentre motivi di opportunità vorrebbero che non venisse candidato Giovanni La Via – persona per bene e preparata – ma che sarebbe stato il vice presidente della Regione, se Fabrizio Micari fosse stato eletto presidente al posto di Musumeci: La Via, peraltro, aveva lasciato il Pdl quando Angelino Alfano decise di creare il Nuovo centrodestra. La Via – parlamentare europeo da due legislature – ha tutti i “titoli” per non essere candidato, nonostante le pressioni del sindaco di Catania, Salvo Pogliese, che invece dovrebbe fare pressioni su Catanoso – entrambi provengono dalla famiglia “almirantiana” – piuttosto che cercare lo scontro su una candidatura quasi impossibile e rischiosa: mettere in lista La Via, potrebbe spingere molti seguaci di Berlusconi a non votare per Forza Italia.

Palermo, invece, ha due candidati forti: il capogruppo all’Ars di Forza Italia, Giuseppe Milazzo, e Saverio Romano, leader di Cantiere popolare che alle politiche dello scorso anno fu “trombato”. Se Milazzo è l’astro nascente della politica siciliana, Romano è nella fase calante. Per l’elezione di Milazzo al Parlamento europeo si batterà allo spasimo Totò Lentini, primo dei non eletti di Forza Italia, in provincia di Palermo. Lentini, alle amministrative di Palermo del 2017, sfiorò con la sua lista il 5 per cento. Romano, invece, non ha alle spalle una spinta analoga perchè tra l’altro non c’è nessuno che si adoperi perché venga eletto per subentrargli. Vero è che ha un elettorato storico e supporter di primo piano. Ma quanto potenziale elettorale hanno conservato questi “grandi elettori”, a cominciare dall’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro?

In ogni caso, una riflessione più completa sarà possibile farla dopo la presentazione delle liste. Non è detto che i candidati siano quelli di cui si parla in queste ore.

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