ex province musumeci e i sindacati contro la sospensione di un anno

Ex Province, ecco perchè lo Stato ha “scippato” alla Sicilia un miliardo e mezzo

Nove deputati siciliani firmatari di una proposta di legge per la rimozione del prelievo forzoso alle ex province che danneggia la Sicilia. È stata presentata il 24 luglio 2018 e assegnata alla V Commissione Bilancio e Tesoro in sede Referente il 15 gennaio 2019 la proposta di legge C. 977 a firma dei deputati Germanà, Prestigiacomo, Bartolozzi, Minardo, Scoma, Siracusano, Bucalo, Lucaselli, Varchi, che “persegue l’obiettivo di rimuovere il cosiddetto «prelievo forzoso» operato nei confronti delle ex province regionali, oggi liberi consorzi comunali e città metropolitane, istituite con la legge della Regione siciliana 4 agosto 2015, n. 15”.

In particolare, la legge 15 appena richiamata ha attribuito nuove e complesse funzioni in materia di pianificazione territoriale e urbanistica, approvazione degli strumenti urbanistici dei comuni, pianificazione dei servizi di trasporto nel territorio del libero consorzio comunale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, ai cosiddetti «enti di area vasta», i liberi consorzi che hanno sostituito le ex province, per di più, appunto, con un ampliamento di quelle che erano le funzioni originarie di quest’ultime, nell’ottica di attuare l“ampio decentramento amministrativo” auspicato dalla “riforma delle autonomie”.

La transizione nel nuovo regime, tuttavia, non sarebbe stata assistita da garanzie adeguate a livello statale e regionale. Più in dettaglio – lamentano i parlamentari firmatari – “questo importante e storico processo di riforma non ha ricevuto alcun sostegno finanziario da parte del Governo nazionale, né tanto meno da parte del governo regionale, anzi è stato caratterizzato negli anni da un crescente prelievo forzoso che di fatto ha cancellato ogni autonomia finanziaria, assorbendo lo Stato ogni entrata tributaria delle ex province nel proprio bilancio”.

Negativamente inficiati dalle misure di finanza pubblica i servizi essenziali, la cui erogazione sarebbe stata “impossibile” in materie delicate quali i servizi sociali, l’edilizia scolastica e la viabilità provinciale. “Malgrado gli sforzi notevoli per contenere e razionalizzare la spesa pubblica – si legge nel documento – gli enti di area vasta nella Regione siciliana sono ormai prossimi a dichiarare il dissesto finanziario e comunque sono nell’impossibilità di assicurare la redazione di un bilancio di previsione rispettoso degli equilibri finanziari”, ma – specificano – “si tratta di un «dissesto indotto» dalla normativa statale, che ha reso impossibile il completamento del processo di riforma avviato prima dal legislatore nazionale e completato successivamente dalla Regione siciliana”.

Contestata la ripartizione tra le province e le città metropolitane dell’ammontare delle riduzioni della spesa corrente, con riferimento agli anni 2015, 2016 e a partire dal 2017 che andrebbe a penalizzare le regioni che non sono a statuto ordinario. “Dal suddetto riparto – scrivono – sono stati esclusi i liberi consorzi e le città metropolitane della Regione siciliana, tra l’altro dotati di maggiori competenze, rendendo di fatto ancora più grave la situazione dei servizi locali, per l’impossibilità di effettuare la manutenzione delle strade provinciali e degli edifici scolastici di competenza provinciale e l’assistenza dei disabili, i cui interventi sono sempre stati garantiti, attraverso le entrate provenienti dai versamenti dell’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dai versamenti dell’imposta provinciale di trascrizione, che invece sono venute meno per effetto e a causa dei suddetti prelievi forzosi da parte dello Stato”.

Il contributo dovuto in ragione del concorso alla finanza pubblica in termini di riduzione della spesa corrente è fissato in 1.945,9 milioni per le province delle regioni a statuto ordinario, 754,1 milioni per le città metropolitane delle regioni a statuto ordinario, 102,6 milioni per gli enti della regione Sardegna e 197,5 milioni per gli enti della Regione siciliana. Quest’ultimo dato sarebbe così suddiviso per le 9 province dell’Isola: Agrigento 17,6 milioni, Caltanissetta 12,2 milioni, Catania 40,1 milioni, Enna 10 milioni, Messina 25,6 milioni, Palermo 43,7 milioni, Ragusa 13,7 milioni, Siracusa 17,6 milioni, Trapani 16,6 milioni.

I parlamentari richiamano, dunque, la sentenza della Corte Costituzionale n. 137 del 27 giugno 2018 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 16, comma 1, del D.L. 24 aprile 2017, n. 50 nella parte in cui non prevede la riassegnazione alle regioni e agli enti locali, subentrati nelle diverse regioni nell’esercizio delle funzioni provinciali non fondamentali, delle risorse acquisite dallo Stato. “Nel momento in cui lo Stato avvia un processo di riordino delle funzioni delle province, alle quali erano state assegnate risorse per svolgerle, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, non è consentito – si legge nel documento – che lo stesso si appropri di quelle risorse, costringendo gli enti subentranti (regioni o enti locali) a rinvenire i fondi necessari nell’ambito del proprio bilancio per lo svolgimento di funzioni rimaste nelle competenze delle ex province”. Ad essere lesi sarebbero, infatti, l’autonomia di spesa degli enti in questione, dal momento che “la necessità di trovare risorse per le nuove funzioni comprime inevitabilmente le scelte di spesa relative alle funzioni preesistenti”, e il principio di corrispondenza tra funzioni e risorse.

Secondo i dati presentati a sostegno della proposta, la “spending review” ha disposto la riduzione del Fondo sperimentale e dei trasferimenti erariali alle province della Regione Siciliana e della Regione Sardegna, di 500 milioni per l’anno 2012, di 1.000 milioni per ciascuno degli anni 2013 e 2014 e di 1.050 milioni a decorrere dall’anno 2015. Tagli questi aumentati dalla legge di stabilità 2013 a 1.200 milioni per ciascuno degli anni 2013 e 2014 ed a 1.250 milioni a decorrere dal 2015. In attuazione del D.L. n. 66/2014, ancora, sono stati richiesti alle province e Città metropolitane risparmi di spesa per l’acquisto di beni, servizi, autovetture, per incarichi di consulenza e per i contratti co.co.co. pari a 444,5 milioni per il 2014, 576,7 milioni per il 2015 e a 585,7 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018. La legge di stabilità per il 2015 ha richiesto, infine, un contributo al risanamento della finanza pubblica in termini di risparmi di spesa corrente nell’importo di 1 miliardo di euro per il 2015, di 2 miliardi per il 2016 e di 3 miliardi di euro a decorrere dal 2017.

Lo Stato, quindi, avendo prelevato ma non riassegnato, si sarebbe appropriato di risorse che spettano agli enti locali indicati. Il progetto di legge è, quindi, rubricato “Disposizioni per il recupero di mancati trasferimenti erariali agli enti locali della Regione siciliana” e consta di un solo articolo che prevede, appunto, la sospensione del prelievo per gli anni 2018, 2019 e 2020, il rimborso delle somme già incassate e la ridistribuzione proporzionale dei prelievi effettuati alle stesse ex province regionali e in parte agli enti riformati. Il rimborso complessivo in euro delle somme prelevate per effetto delle misure di finanza pubblica richiamate negli anni dal 2012 al 2018 è stato così riepilogato suddiviso per province: Agrigento 99.179.902, Caltanissetta 81.085.737, Catania 342.162.010, Enna 54.240.773, Messina 156.778.586, Palermo 330.545.422, Ragusa 89.162.064, Siracusa 135.330.433, Trapani 110.834.575, per un totale regionale di euro 1.400.826.010.

 

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