Le accuse a vario titolo sono quelle di bancarotta fraudolenta, falso in prospetto, ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza e aggiotaggio “per fatti attinenti allo stato d’insolvenza della Banca Sviluppo Economico s.p.a. dichiarato dal Tribunale civile di Catania nel dicembre 2018 e confermato in appello nell’aprile 2019.

L’inchiesta “ha consentito di tracciare la perpetrazione ripetuta di illecite condotte operate dalla governance della “fallita” banca etnea consistenti in operazioni finanziarie anti-economiche e dissipative del patrimonio societario in dispregio dei vincoli imposti dall’Autorità di Vigilanza”.

Nel 2017 la Banca d’Italia aveva chiesto alla Regione siciliana lo scioglimento degli organi con funzioni amministrative e controllo della banca, cosa che avvenne il 13 febbraio del 2018 quando la Regione dispose anche la sottoposizione all’amministrazione straordinaria.

Il procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro ha parlato di una “scellerata politica di erogazione del credito in un settore nel quale in questa realtà locale vi sono grossi problemi derivanti dalla scarsità di risorse che vengono destinate al credito in cui la maggior parte degli istituti che operano non sono istituti che hanno radice locale”.

“Se le condotte sono state nel tempo reiteratamente rivolte a non tenere conto delle garanzie e neanche dell’effettivo pagamento dei ratei di restituzione del debito, se questo viene fatto ad onta di tutte le indicazioni della Banca d’Italia e nonostante che le imprese che hanno usufruito dei crediti non pagassero i ratei e sconfinassero ripetutamente – ha sottolineato Zuccaro – si deve ritenere che il fine debba essere quello di favorire indebitamente determinati soggetti e tra questi anche gli stessi amministratori della banca”.

Nata nel 2007, Banca Base in tutto ebbe quattro ispezioni di Bankitalia che – scrive la Procura – fotografarono la banca in un cattivo stato di salute. La situazione di illiquidità della banca emerse con l’insediamento del Commissario straordinario nel febbraio del 2018 e portò alla sospensione per tre mesi del pagamento di qualsiasi passività e della restituzione di strumenti finanziari alla clientela.