Falsi permessi di soggiorno, dieci arresti a Catania: ci sono anche pubblici ufficiali

Falsi permessi di soggiorno, dieci arresti a Catania: ci sono anche pubblici ufficiali / I NOMI

Avrebbero favorito l’immigrazione clandestina con la concessione e in alcuni casi anche la falsificazione dei permessi di soggiorno. Il Gip di Catania ha emesso 10 ordinanze di custodia cautelare e tra gli arrestati ci sono tre pubblici ufficiali del Comune di Catania ed un esperto falsario originario del Bangladesh.

L’operazione è stata denominata “Si può fare”. Cinque le persone rinchiuse in carcere mentre le altre cinque sono state poste ai domiciliari. Cinque di loro sono italiani e cinque sono extracomunitari, l’accusa principale è di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Secondo quanto accertato durante le indagini, condotte dalla Digos e coordinate dalla Procura, le falsificazioni erano sia materiali che ideologiche, a seconda del documento richiesto dal cliente. I tre pubblici ufficiali si sarebbero prestati, dietro rilevanti compensi economici, a rendere dichiarazioni mendaci o comunque a compiere atti del proprio ufficio ai quali erano tenuti.

Gli indagati avrebbero utilizzato un linguaggio criptico per eludere le indagini, stabilito un tariffa per ogni servizio, con sconti ed agevolazioni per alcune categorie , ed applicato la formula “soddisfatti o rimborsati”. Secondo quanto accertato circa 100 stranieri sarebbero stati agevolati dall’organizzazione.

I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, falso finalizzato al rilascio di falsi permessi di soggiorno, falso per induzione nei casi di falsità ideologiche, corruzione e agevolazione dell’immigrazione clandestina.

L’operazione è stata illustrata durate una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il Procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro ed il Questore Mario Della Cioppa.

Capo e promotore dell’organizzazione sarebbe stato un senegalese di 51 anni regolare in Italia Abdourahmane Siley Seck, di 51 anni, che vendeva occhiali a sole con il marchio contraffatto nel marcato di Piazza Carlo Alberto, che sarebbe stato il quartier generale dell’associazione. Rinchiuso in carcere anche un altro senegalese, Cheikh Sarr, di 54 anni, irregolare in Italia, ritenuto il principale collaboratore di Seck.

Agli arresti domiciliari sono stati posti Alessandro Faranda, di 44 anni, un falso datore di lavoro che si sarebbe anche prestato a sposare una cittadina dominicana per agevolarne il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, un bengalese di 38 anni regolare in Italia, Kayum Hossain, che avrebbe contraffatto i documenti, due falsi ospitanti, Lorenzo Russo, di 63 anni, ed un indiano di 30 Simranjit Singh. Il decimo arrestato è un senegalese regolare in Italia di 39 anni, Sahada Sow, che sarebbe stato il factotum dell’organizzazione e che avrebbe fatto il tassista abusivo dal Cara di Mineo alla Stazione ferroviaria centrale di Catania.

L’indagine ha preso avvio dalla segnalazione di un responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune di Catania che ha notato delle irregolarità nei documenti presentati da un cittadino indiano che voleva un certificato. L’organizzazione si occupava di dare la possibilità ad extracomunitari di avere permessi per lavoro subordinato, per motivi familiari, per i soggiorni di lungo periodo, assicurava false attestazioni in relazione alla titolarità di reddito ed alla disponibilità di un alloggio idoneo. Reclutava inoltre coniugi di comodo per matrimoni simulati finalizzati ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari, fornendo datori di lavoro fittizi e compiacenti per permessi di soggiorno per lavoro subordinato, predisponendo buste paga per permessi di soggiorno per lavoro autonomo.

“I permessi di soggiorno che sono stati consegnati in base a questa procedura illegale saranno sottoposti a verifica e con un decreto saranno revocati nel momento in cui ci sarà una sentenza irrevocabile di condanna”, così il questore di Catania Mario Della Cioppa, che ha aggiunto: “Non escludiamo però un annullamento di ufficio in via di autotutela da parte della pubblica amministrazione laddove ci sono dei profili di illegittimità che una misura cautelare evidenzia. Stiamo verificando se utilizzare subito per questi cento questo tipo di percorso oppure attendere la sentenza irrevocabile”.

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