Franco Battiato, uscito oggi l’ultimo inedito – testamento. Ma “torneremo ancora”

È uscito l’ultimo frutto del maestro Franco Battiato, inarrivabile genio siciliano, impastato di tensioni altissime e desiderio di Dio. “Nessuno può essere ateo se ha osservato” sembra dire, infatti, anche la sua ultima “creatura” che i critici hanno già definito il suo testamento.

“Torneremo ancora” è l’ultimo singolo. Esce con l’omonimo album con la Royal Philharmonic Concert Orchestra. “Nei cassetti non c’è più nulla”, ha precisato il manager Franz Cattini durante la conferenza stampa di presentazione, confermando che l’opera è davvero l’ultima del Maestro. Non c’è altro, a parte un inedito pensato per Tiziano Ferro e composto assieme a Roberto Ferri.

“Un mondo inviolato ci aspetta da sempre” recita il brano, scritto a quattro mani con Juri Camisasca e registrato due anni fa, nonostante le condizioni di salute del maestro, oggi – secondo le indiscrezioni – divenute, purtroppo, incompatibili con l’attività artistica. Il cantautore siciliano, che ha scelto un paesino dell’Etna come sua dimora, non tornerà più sul palco. Si è, dunque, parlato di “album in absentia”, ma questa assenza non ne assottiglia la forza artistica.

Nell’inedito, che sarà l’ultimo con la voce del maestro, le parole si atteggiano a chiosa finale di quel percorso di ricerca sulla vita e sulla morte che ha caratterizzato tutta la sua produzione, nel tentativo per certi versi spirituale e filosofico di rispondere alla domanda “cosa c’è dopo la morte?”.

“I momenti brutti che ho avuto nella mia vita – aveva detto in una intervista – sono stati solo di natura cosmologica. Una volta durante la notte mi sono alzato, sono venuto in questa stanza e ho guardato in faccia la mia paura, con attenzione, e la crisi si è risolta. Non è facile, perché in quel momento ti senti un essere sbattuto nel nulla, non hai legami con niente. È la notte oscura di San Giovanni della Croce, sofferenze che sembrano insormontabili, insopportabili, e che invece puoi superare in un batter d’occhio. Basta ricordare che siamo impermanenti. Noi pensiamo di essere eterni, questa è la nostra disgrazia”.

La notte oscura del maestro è fertile di doni artistici, ma non solo. “La vita non finisce” canta. “É come il sogno, la nascita è come il risveglio, finché non saremo liberi, torneremo ancora ancora”. Segue il riferimento ai “migranti di Ganden”, una delle tre grandi università monastiche del Tibet, a richiamare il tema della migrazione dell’anima e il rapporto tra il destino di questa e ciò che siamo stati in vita.

L’album contiene altri grandi successi, registrati durante le prove di alcuni concerti nel 2017 con la Royal Philharmonic Concert Orchestra diretta dal Maestro Carlo Guaitoli. Tra questi, “Le sacre sinfonie del tempo”, “Lode all’inviolato”, “La cura”, “Le nostre anime”, “L’era del cinghiale bianco”.

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